—Che debbo fare, signor tenente?—domandò il giovanotto.

—Ah, siete volontario?—riprese il tenente, udendo la parlata del fantaccino.

—Sissignore.

—E siete alla vostra prima guardia?

—Sissignore.

—Se lo sapevo, mettevo qua un altro;—borbottò il tenente.

—Che importa?—disse Aminta.—Mi dica quel che ho da fare, e lo farò come un altro.

—Lo credo, lo credo, e supplirete con la buona volontà all'esperienza;—rispose il tenente.—Badate dunque; voi siete da questa parte l'ultima sentinella del campo. Da questo sentiero, in mezzo a piantagioni di grano turco, si riesce all'aperto, sotto le fortificazioni del nemico. Non vi occupate di ciò che può accadere altrove; guardate là, davanti a voi, attento ad ogni rumore che possa darvi indizio di gente che s'avvicina. Al primo calpestìo date il «chi va là?», scambio di sparare, come fanno i novellini, mettendo sossopra i compagni, e spesso per una cosa da nulla. Date il «chi va là» come vi ho detto; poi, quando siete ben certo che si tratta di uomini, non di ramarri, o di lepri, sparate in quella direzione il vostro colpo, e vi ritirate, ricaricando, sulle altre sentinelle.

—Dove sono?—chiese Aminta.

—Le avete vedute; qua dietro, sulla vostra destra. Dopo la svolta troverete le prime, e via via tutte le altre, sempre sulla destra, se date le spalle al nemico. Spero bene che non gliele darete,—soggiunse il tenente;—perciò non diremo più sulla vostra destra, ma sulla vostra sinistra, guardando il nemico, e sulla sinistra del campo. Se il nemico si avanza in forze preponderanti, vi sarà facile avvedervene, e avrete tempo a ripiegarvi sulla compagnia di sostegno.