—Sissignore;—disse Aminta.

—A proposito, e per ogni buon fine,—disse ancora il tenente,—se dato il «chi va là?» vi fosse risposto da amici, eccovi il santo e la parola d'ordine: San Martino, Malplaquet. Ve ne ricorderete?

—Sissignore, non dubiti.

—Bene! e adesso, buona guardia!—

Così dicendo, il tenente metteva con gesto amorevole la mano sulla spalla di Aminta. Ma gli cadde anche addosso con la persona, mentre si udiva un gran rombo, e una vampa, un'ondata di fuoco, passava, tingendo l'aria di un rosso cupo.

Aminta credette lì per lì che il tenente gli fosse cascato morto tra le braccia. Povero tenente Parodi, così buono coi soldati! Non era più giovane, il tenente Parodi, e aveva disegnato, appena fosse finita quella campagna, di prendere la sua giubilazione. Si sapeva nel reggimento che una brava donnina l'aspettava, per dargli la mano di sposa. Povero tenente Parodi!

Ma non era nulla, per fortuna; un urto dell'aria, uno stordimento momentaneo, da cui il tenente si riebbe subito.

—Diavolo!—esclamò egli, rialzandosi.—Una palla da trentasei, passata troppo vicina. Ho sentito il soffio caldo sulla guancia. Consoliamoci che non sia stato un bacio!—

Aminta, al lume improvviso di quella vampa aveva anche intravveduto che il sentiero era molto stretto.

—Se passano di queste giuggiole,—diss'egli,—si sta male davvero!