—Le ho detto che è in principio di questa corsìa. Ma già, ella non può voltarsi a vedere, e meno ancora contare i letti. Il suo amico è al numero 140.

—Grazie, signora;—disse Aminta.—Il conte Malatesti è infatti un amico mio. Speriamo bene.—

I più begli occhi d'Italia si spiccarono finalmente da Modena, per brillare di luce pietosa su Casalmaggiore e Pistoia. Colà si aveva meno bisogno di chieder notizie, e molto più di ammirare la loro bellissima proprietaria. Beati convalescenti! Ed anche beati cuori tranquilli, che non sentivano, come Aminta Guerri, il rimorso di un falso giudizio.

Aminta soffriva acerbamente del suo. Povero Gino! povero Gino! Lo aveva dunque accusato a torto? Sparito, il conte Malatesti, sparito da Modena! Sì, sparito da Modena, ma per passare il confine, anzi i due confini di Modena e di Parma, per correre in Piemonte, e indossar la divisa del volontario. Ma perchè non ne faceva un cenno, la lettera? Ah, sì, che poteva dire la lettera? Il conte Gino, il figlio di Jacopo Malatesti, di un fedel servitore del Duca, non poteva mica toccar la tromba, per annunziare al popolo e al comune il suo virile proposito. Era sparito, come fa in simili circostanze l'uomo forte e modesto, che la voce del dovere ha chiamato. E senza lasciar trapelare il suo segreto da anima nata, senza mandar notizie di sè ai parenti, agli amici, era entrato, egli cavaliere esperto e magnifico, in un reggimento di fanteria, forse per meglio nascondersi, per sottrarsi alla vista, alla curiosità de' suoi pari, al pericolo di notizie che sul suo conto si potessero spargere. Ignoto a tutti, fuorchè al suo reggimento, aveva fatta la sua brava campagna, e una palla in petto aveva premiato il suo doppio eroismo, mentre tutti gli altri lo dicevano semplicemente «sparito da Modena» e Aminta Guerri lo accusava di non aver fatto seguire i fatti, i forti fatti, alle chiacchiere vane, alle piccole glorie di una condanna al confine. E come lo aveva mal giudicato in ciò, non poteva Aminta Guerri averlo giudicato male in qualche altra cosa? Per esempio nel suo mancar di fede alle Vaie? A buon conto, sua sorella Fiordispina, quella che più di tutti aveva a soffrirne, non aveva dubitato del cuore di Gino; sua sorella Fiordispina gli aveva perdonato, senza mestieri di giustificazioni, di pentimenti, di atti da eroe. Povera Fiordispina! Ed ella aveva profondamente sofferto; e soffriva ancora; avrebbe sempre sofferto. Sono nel mondo creature di tempra più nobile, vasi d'elezione, secondo il detto di un grande, ai quali è stato affidato, come a sua propria sede, il dolore; e da quei cuori più alti, come da fari accesi sulle tenebre vaste dei mari, il dolore umano spande la sua luce più bella.

Il medico giunse, guardò il ferito, gli toccò il polso, e trovò cresciuta la febbre.

—Ebbene, che è?—diss'egli.—Abbiamo fatto qualche pazzia? Il cervello ha lavorato troppo, non è vero?

—Ella vede tutto, tenente!—mormorò Aminta.—Indovina tutto!…

—Eh, ci vuol poco;—rispose il dottore.—Abbiamo una bella febbrona.

—La ferita, forse….

—La ferita non ci ha che fare; la ferita procede bene. Qui ci siamo riscaldati la testa, dico io. Forse col pensiero della famiglia? Si calmi; la famiglia verrà. Vuol farsi trovare dai suoi più ammalato che non sia veramente?