—Mi avevano detto….—balbettò Aminta.

—Ah, caro il mio Guerri! Se Ella dà retta agli infermieri, crederà che qui siano tutti moribondi. Qui, invece, ho l'onore di dirglielo, guariscono tutti, nella proporzione del novantacinque per cento.

—È alta!—disse Aminta.

—Sì e no;—rispose il dottore, mettendo per amore della verità scientifica un correttivo all'asserzione pietosa.—Ella deve anche pensare che qui abbiamo tutti i feriti che si son potuti trasportare. Hanno durato agli strapazzi del viaggio; c'era la fibra. Ma basta; ora finisco il mio giro.

—Mi fa un piacere, tenente?

—Purchè Lei stia zitto un paio d'ore, e tranquillo tutto il resto del giorno, sì.

—Mi saluti il conte Malatesti; gli porti un augurio del mio cuore!

—La servirò.—

Ciò detto, il tenente medico si allontanò dal capezzale di Aminta, per andare a finire il suo giro. Da quella parte là, per fortuna, non aveva che convalescenti.

—Sì, sì! Potrà sentirli i saluti?—borbottava egli tra i denti.—Ed anche approfittare degli augurii, quel povero conte!—