Finito il giro, andò a cercar l'infermiere della sala, che stava nel suo camerino, leggiucchiando un giornale.

—C'è qui un uso….—gli disse il dottore,—un uso che non va.

—Ho preso il giornale or ora;—rispose l'infermiere, alzandosi tosto.—Sono i primi due minuti di riposo, dalle cinque di stamane.

—Non parlo di riposo;—ripigliò il dottore,—parlo dall'uso di dar notizie dei feriti gravi agli altri feriti, che lo son meno, ma che potrebbero ancora aggravarsi.

—Non mi pare di aver fatto nulla di simile.

—Al 151, per esempio, si è detto che il 140, un suo concittadino, ha il polmone forato e che il suo stato è gravissimo. Queste notizie turbano. La debolezza di chi le riceve, l'amicizia, metta anche in certi casi la parentela, tutto ciò aiuta a far crescere l'ansietà, l'agitazione, la febbre. Non va, dico, non va.

—Mi accusa a torto, signor tenente;—replicò l'infermiere.—Le giuro, da buon italiano come sono, non ho detto nulla di nulla, nè al 151, ne ad altri.

—Allora il signor Guerri mi ha ingannato;—disse il dottore.—Gli ho risposto di non credere a ciarle d'infermieri…. Capirà, dovevo parlar così!… Ed egli non mi ha detto nulla in contrario.

—Creda, signor tenente, avrà voluto tirare a indovinare. Qualcheduno gli avrà detto che qui c'è il conte Malatesti….

—E che ha il numero 140, e che ha un polmone forato!—aggiunse il dottore.