—Il volontario Guerri è in questa corsìa, per l'appunto;—disse l'infermiere.—A sinistra, al numero 151. È il padre, Lei?
—Sissignore,—rispose il primo della comitiva.—E come va, il mio povero figliuolo?
—Bene, una guarigione sicura. Complicazioni non se ne temono, con quella costituzione robusta. L'osso è scheggiato per una parte assai piccola, e le schegge vengono fuori benissimo, ad ogni medicatura.
—Grazie!—esclamò il vecchio Guerri, mandando un respiro tanto fatto.—Ella mi ridà la vita. Avrà un po' di febbre, m'immagino.
—Sì, un pochettino; ma non per la ferita. Non ne ha avuto stanotte, per esempio. Gli è venuta stamane, per certe chiacchiere di signore, che gli hanno dato una notizia spiacevole d'un suo amico, un conte Malatesti, che è al numero 140, e grave, assai grave. Ella capirà, signor mio…. quando si è amici…. sentir dire lì per lì….—
Il signor Guerri non stette a capir altro, ma si volse indietro e vide Fiordispina impallidire. La zia Angelica era stata pronta a sostenerla.
L'infermiere non finì la sua frase. Anch'egli aveva veduta quella bella ragazza, che veniva alle spalle del signor Guerri, e non gli era sfuggito il turbamento che l'aveva colta.
—Che ha?—gridò egli.—Si sente male?
—Nulla, nulla!—rispose il vecchio Guerri.—Con questo caldo, e con questo odor grave….
—Ha ragione;—ripigliò l'infermiere.—Noi siamo abituati; ma lor signori, che vengono di fuori, lo sentono. Aspetti, prenderò qualche sale, e lo faremo aspirare alla signorina.