—Aminta è ferito all'omero, ma si spera bene, come per voi;—proseguì il vecchio prete.—Vogliamo farle ancora, quattro chiacchiere insieme, e tutti e due, miei bravi ragazzi, racconterete le sante imprese ad un povero ottuagenario, che non ha potuto seguirvi con la croce nel pugno. Non potendo far altro, son venuto anch'io a trovare il nostro ferito. E qui abbiamo saputo di voi, di ciò che vi è costato il vostro amor patrio. Ma speriamo….—soggiunse Don Pietro.—Speriamo!

—Più nulla da sperare;—mormorò Gino.—Veduto da voi; perdonato…. da tutti; mi basta!

—Oh, non è questa l'opinione dei medici;—rispose Don Pietro.—Non vi mettete in capo delle tristi idee! Fidate nella scienza dei pratici, ed anche un pochino nella vostra bella gioventù.

—Son così debole!—mormorò il ferito.

—Per il sangue perduto, e che dovete rifare;—ripigliò amorevolmente Don Pietro.—La vostra debolezza mi fa pensare che le parole vi costano, e che dovete risparmiarvi. Lasciate parlar me, caro Gino! Parlerò, non dubitate; parlerà anche il signor Francesco, che è qui. Voi perdonerete ad un padre, se egli non corre subito a baciarvi, dovendo dare il primo pensiero a suo figlio!—

Il ferito obbedì alla raccomandazione. Ma i suoi occhi interrogavano sempre Don Pietro.

Sopraggiunse in quel mezzo il dottore, e si accostò all'altra sponda del letto.

—Ella ha trovato un amico, reverendo?—gli disse, mentre con la mano accarezzava la fronte al ferito.

—Sì, e quale amico! Come un figliuolo, per me!—rispose Don Pietro.—Abbiamo passate tante belle ore insieme! Ed altre ne passeremo, non è vero, dottore?

—Certamente, certamente!—disse il dottore, sforzandosi di accompagnare la parola con un sorriso fiducioso.—Il nostro prode Malatesti deve esserci conservato. Egli non è amato solamente da Lei. Al reggimento ci si pensa sempre moltissimo, e il suo colonnello manda ogni giorno a chieder notizie. Ieri, poi, ci ha incaricato di annunziargli che è stato messo a rapporto, per la medaglia al valore. Ci ha diritto due volte, il conte Malatesti. Già ferito ad una gamba, poteva lasciare il campo, e non volle. Era troppo leggera, la ferita, capisce? Leggera o no, il regolamento parla chiaro, ed egli, restando ancora pochi minuti al suo posto di combattimento, aveva meritata la medaglia. Ha voluto meritarla, zoppicando e facendo fuoco per un'ora, fino a tanto non ebbe l'altra ferita. Bravo soldato! bravo soldato!—esclamò il dottore, ripulendo col fazzoletto le sue lenti, che gli si erano un pochettino offuscate.—Ce ne vorrebbero centomila, di questi, e s'andrebbe in capo al mondo.