—Bravo! bravo Gino!—balbettò Don Pietro, con voce soffocata dalla commozione.—E dica, signor dottore: nessuno della sua famiglia è stato avvertito?
—Si è scritto a Modena, sì; ma pare che laggiù non ci sia nessuno dei suoi. Ci ha risposto il sindaco, che la contessa Malatesti è a Reggio, presso la marchesa Baldovini sua madre. Da Reggio hanno scritto che la marchesa Baldovini è incomodata, e che sua figlia non può lasciarla.—
Don Pietro chinò la fronte, e mandò un sospiro a bocca chiusa.
—Ma il nostro conte non ha bisogno di nessuno;—soggiunse il medico, tornando ad accarezzare la fronte al ferito.—Egli è soldato ed ha intorno i suoi fratelli…. la sua famiglia militare, non è vero?—
Gino mosse lievemente la testa, in atto di assentire alle amorevoli parole del medico. Poi, non volendo rompere la consegna con lunghi discorsi, mormorò una parola soltanto:
—La lettera….
—Ah, sì!—rispose il medico.—Il nostro Malatesti vuol farle sapere che ha ricevuto una lettera da Vienna; una lettera di suo padre. Gli era stata mandata al reggimento; dal reggimento è venuta qua, ed io ho avuto il piacere di leggerla a lui. Eccola qua, nella tasca del suo cappotto grigio. È una lettera che onora due persone ad un tempo: il padre ed il figlio.—
Così dicendo, il dottore aveva ficcata la mano nella tasca del cappotto, che pendeva alla gruccia, daccanto al capezzale, e ne traeva fuori il documento in discorso.
—Ecco!—soggiunse, spiegando il foglio e porgendolo a Don
Pietro.—Legga anche Lei, come il nostro amico desidera.—
Gino sorrise al medico, e mormorò un dei suoi «grazie!»