—Che scioccherie! Guastare un bel tronco, per far sapere alle genti il suo riverito nome…. Che gusto c'è, dico io, che gusto?—

L'ingegnere per quella volta non mi lasciò andar fuori, ed io sentii una toccatina di gomito, che mi persuase a smetter subito subito.

—Se sapeste!—mi disse egli poscia.—C'è tutta una storia d'amore, sotto quelle incisioni.

—Leviamo allora la corteccia, e leggiamola;—risposi.—O piuttosto, poichè siamo già troppo lontani dall'albero, siate tanto gentile da raccontarmela. Non cerco altro che storie, io!

—Domani;—mi replicò l'ingegnere.—Ve la racconterò domani.

—Perchè non oggi?

—Anche oggi, alla fermata; ma a patto che siano lontani gli uomini della scorta. Capirete bene!…

—Non capisco nulla, ma fa lo stesso. Avete le vostre ragioni, e mi basta.—

Per quel giorno diedi io il segnale della fermata, vedendo un'eminenza dove le cavalcature non avrebbero potuto stare che a disagio. Colà andammo a seder noi, mandando la scorta e i cavalli su d'un ripiano più basso.

—Ho capito;—disse l'ingegnere;—voi volete la storia. Andiamo dunque a ristorarci lassù.—