—Vede?—diss'egli.—Sono venuti ad autenticare il suo cambiamento di domicilio. Io ora lo scriverò nel registro della parrocchia, ed Ella apparterrà alle Vaie per ragion civile e per ragione canonica. Le piace?

—Così voglio;—disse Gino, andando anche più in là.

E i suoi occhi, in quel punto, s'incontrarono con quelli di Fiordispina. Fu un lampo, come potete immaginarvi facilmente; ma per quel lampo la fanciulla arrossì, ed egli si sentì correre una vampa alla fronte.

Fiordispina aveva posate nuovamente le sue belle mani sulla tastiera del pianoforte, ed arpeggiava sommessamente. Gino le chiese un'aria della Sonnambula; ma cambiò subito opinione, e chiese in quella vece un'aria del Pirata. Fiordispina aveva lo spartito nella sua biblioteca musicale; dopo un'aria gliene suonò un'altra, e ad una ad una gliele eseguì tutte.

—Che bella musica!—diceva ella, frattanto.—Non so come sia, che l'ho suonata così poco, finora. Oggi piace molto anche a me.

—Ha mai letto il Leopardi, signorina?

—Sì, una volta. Perchè mi fa questa domanda?

—Per venire ad un raffronto fra il poeta e il musicista. La musica del Bellini è come la poesia del Leopardi; non piace, ordinariamente, che in certe condizioni d'animo; ma allora non piace più che quella; tutto il resto è rumoroso ed aspro, o fiacco, lezioso e svenevole.—

Quella sera la fanciulla dei Guerri suonò meglio e più lungamente che mai. Un'aria seguiva l'altra e tutti i grandi maestri diedero il loro contributo alle artistiche commozioni di Gino. Ma una grande maestra diede certamente il maggiore, poichè Gino ne contemplava l'opera maravigliosa coll'attenzione concentrata e con la beatitudine diffusa di un Pater extaticus.

Possiamo immaginarci che ciò fosse per effetto di riconoscenza. La fanciulla dei Guerri aveva dimostrata tanta sollecitudine per lui! Il meno che Gino potesse fare in ricambio, era di darle un primo premio di bellezza. E di bontà poi! Quegli occhi sereni dicevano con tanta eloquenza la bellezza dell'anima sua! E ridevano, quegli occhi, come ora non si usa più, ma come si usava un tempo, se dobbiam credere ai poeti latini e agl'italiani del Risorgimento.