—Ma… con suo cugino Ruggero;—osò dire il giovinotto, facendo uno sforzo sovrumano per mettere fuori quel nome.
—Sì, sarebbe stato un buon partito per lei;—replicò Don Pietro.—I
Guerri stabiliti sul Reggiano non sono così ricchi come questi del
Modenese, ma Ruggero ci ha il vantaggio, economicamente parlando, di
esser figlio unico.
—Ecco dunque una buona occasione;—riprese Gino, con un altro sforzo, non meno doloroso del primo.
—Eh, si fa presto a dirlo, come a pensarlo;—rispose Don Pietro.—Ma per giungere al fatto, bisogna che parecchie cose si accordino; le volontà, per esempio.
—Capisco; ma se sono d'accordo i babbi….
—Questo è il primo punto, sicuramente. E l'accordo ci poteva essere, tra loro. Son cugini, i due vecchi, e per l'uno e per l'altro, con la vita che fanno, lontani dalle città, non si potrebbe sperare un'occasione migliore. Ma forse i giovani sono ancora… troppo giovani. Fiordispina, per esempio, non vuol saperne, di andare a marito.
—Lo ha dunque detto? L'hanno interrogata?
—Eh, sì, credo bene… alla larga…. Ma la risposta è stata come se fossero venuti a mezza spada.
—A mezza spada!—ripetè il conte Gino ridendo.—I miei complimenti.
Don Pietro!
—Che!—esclamò il vecchio prete.—Non è ben detto?