—Ma sì, egregiamente. Notavo soltanto la militarità della frase.

—Ebbene, che c'è di strano? Perchè son prete?—rispose Don Pietro, accettando di buon grado la celia—Anche la nostra è milizia. Veda per esempio San Paolo; non ci viene rappresentato con una spada lunga tanto?—

Così scherzava a sua volta il bravo prevosto delle Vaie, e il suo interlocutore lo lasciò dire fin che volle. Contento di aver saputo ciò che gli premeva di sapere, Gino si rallegrava di aver potuto dare un nuovo giro alla conversazione, dissimulando in questo modo la curiosità, e le ragioni per cui quella curiosità poteva essergli venuta.

Quando fu di ritorno alle Vaie per l'ora del pranzo, il nostro giovanotto era così ilare in volto, che Aminta gli domandò ridendo se avesse avuto notizie da Modena.

—Che idea!—esclamò Gino.—C'è bisogno di notizie della città, per esser contenti in montagna?

—Scusami;—disse Aminta.—Da tre giorni eri così rannuvolato!

—Anche il monte Cimone lo era;—rispose Gino;—e vedilo oggi, come rosseggia al sole!

—Vai dunque coll'atmosfera?

—L'uomo è un barometro che cammina, mio caro. Io segno bel tempo, quest'oggi.

—Ah, meglio così, e rimani al bello stabile;—replicò Aminta.—Eccoti frattanto una lettera, che potrà giovare all'uopo.