—Se non potrà, lo sapremo, e rimanderemo la gita. Nessuno ci comanda, e siamo qui tutti l'un per l'altro;—replicò il signor Francesco.

—Così va bene;—disse il prete.—Questa gita mi sarà graditissima, dopo tanti anni che non l'ho più fatta. Ho una gran voglia di provare le mie gambe. La salita dalla Beccadella al lago, se ben ricordo, è cattiva.

—Oggi più di prima;—rispose Aminta.—Ci sono passato io l'altro mese e l'ho veduta. Le pioggie di primavera hanno fatti i solchi molto profondi, e in un luogo hanno addirittura sfondato il sentiero.

—Manda una squadra d'uomini a farci due giornate di lavoro;—disse il signor Francesco al figliuolo.—Sarà tanto di guadagnato per il trasporto del Leviathan.—

Si era ai tempi, lo ricordate, che tutta Europa si dava pensiero di uno smisurato piroscafo inglese, chiamato per l'appunto il Leviathan dei mari. Oggi, il signor Francesco Guerri, se dovesse parlare del burchiello che aveva destinato al lago della Ninfa, lo paragonerebbe più volentieri al Duilio.

Così fu concertata la gita al lago, e così furono dati tutti i provvedimenti perchè riescisse ogni cosa a dovere. Noi ci siamo un po' indugiati su questi discorsi, perchè la conversazione della gente dabbene è sempre molto piacevole, anche quando gli argomenti son lievi.

La conversazione si spezzò in dialoghi, come per solito avviene, quando una brigata si muove e ognuno si dispone a riprendere il carico, dolce o molesto, delle proprie faccende. In quel punto, Gino Malatesti si ritrovò molto naturalmente daccanto a Fiordispina.

—Che bella storia ci ha raccontata Don Pietro!—diss'egli.—Non pare anche a Lei, signorina?

—Bella, quantunque assai triste;—rispose la fanciulla.—Ma ho veduto che in letteratura è quasi sempre così; il lieto fine par sempre meno artistico, ai signori scrittori.

—In una leggenda, del resto,—disse Gino,—il pauroso e il patetico son sempre di regola.