—Penso,—rispose Gino,—alla fantasia del nostro ottimo prevosto.
Egli è Pietro, e su quella pietra ha edificata una graziosa leggenda.
Mi dica lei, signorina, ora che ha quel bizzarro profilo sott'occhio.
Le par proprio quella una figura da innamorarsene a prima vista?

—È di sasso,—replicò la fanciulla,—e chi sa quanti sconcerti atmosferici hanno lavorato a guastarle il profilo! Povera ninfa del lago! Ci vuole sicuramente uno sforzo di volontà, per ricostruirne i contorni. Ma noi, fra cent'anni,—soggiunse la fanciulla, sospirando,—saremo più riconoscibili di lei?

—È un pensiero filosofico, signorina;—disse Gino;—ed anche molto pietoso per quella povera morta. Ma non basta a salvarla; ne conviene?—

La fanciulla non ebbe tempo a rispondere.

—Venite qua, Fiordispina;—gridò in quel punto il vecchio prevosto.—Ed anche Lei, signor conte. I due più giovani della brigata si stringano intorno al più vecchio. Così! E tutti gli altri in giro, perchè siamo al momento solenne. Che nome vogliamo noi dare a questo burchiello?

—Dica Lei, signor conte;—mormorò Fiordispina, a cui era rivolto il discorso di Don Pietro.

—Non l'oserò mai;—disse Gino, che avrebbe dato volentieri il nome della fanciulla.

—Bene, vedrò dunque io d'interpretare il suo pensiero;—rispose
Fiordispina.—Facciamo una cosa alta, non è vero?

—Siamo in alto per questo;—disse Don Pietro. Fiordispina, allora, si accostò al vecchio prete e gli susurrò una parola all'orecchio.

Don Pietro si scosse, sospirò, levò gli occhi al cielo, come per chiamarlo testimone ed auspice di un voto del cuor suo; poi, con atto paterno, baciò in fronte la fanciulla.