—Aspettino almeno che venga un uomo con loro;——disse il signor
Francesco.—Aminta, entra anche tu nel burchiello.
—Crede al vortice, Lei?—chiese Don Pietro al vecchio Guerri.
—No, davvero; ma sono due giovani, e un po' d'esperienza….
—Li lasci andare, sor Francesco. È un viaggio che tocca ai giovani.
—Non temer nulla, del resto;—disse Aminta a suo padre.—Noi andremo lungo la riva, tenendo la fune.—
Il pensiero di Aminta parve buono al vecchio Guerri. Il lago, di forma elittica, non misurava che trecento metri nella sua maggiore larghezza, e la fune legata alla poppa, quando gli uomini che ne tenevano il capo andassero lungo la riva seguitando il corso della barca, poteva bastare per accompagnarla fino al piede della balza, obbligando all'uopo il rematore a piegare da un lato, anzichè a tenersi nel mezzo del lago.
Gino, allegro e superbo della sua piccola audacia, vogava arditamente, contemplando la fanciulla, che stava seduta a poppa, con una mano penzoloni fuori del capo di banda, sfiorando l'acqua fresca col sommo delle dita e segnando lo specchio azzurro d'una piccola striscia d'argento.
—Voi siete Minerva, o la saviezza incarnata;—disse Gino alla fanciulla.—Così fossi io Achille, per obbedirvi e giungere sotto il vostro patrocinio alla vittoria sperata!
—Sì, se non ci fossero altri pericoli che questo!—esclamò Fiordispina ridendo.—Ma per l'impresa a cui alludete, signor Gino, se anche io fossi Minerva, ci vorrebbe un Ulisse.
—E vada per Ulisse;—replicò Gino.—Siamo in acqua, di fatti, ed egli ne corse molta, con l'aiuto della Dea.—