La fanciulla sorrise, ma non rispose più altro. Pensava ella a tutte le avventure dell'eroe itacense? e alla lunga solitudine della casta Penelope?

Frattanto, il suo mite sorriso correva sulle acque, illuminando quella pace profonda, meglio che non facessero i raggi obbliqui del sole, penetrando a lunghi sprazzi dorati tra i faggi e gli abeti, lunga e fitta selva di lance vigilanti, ond'erano contornate e chiuse le verdi rive del lago.

—Eccolo, il famoso vortice!—disse Gino, mentre il burchiello sotto l'impulso dei remi giungeva quasi a rasentare il centro dello specchio azzurro.—Vedete che tranquillità d'acque!

—Mio fratello crede più di voi alla voce popolare;—rispose la fanciulla.—Egli ci tira insensibilmente da un lato e non ci lascia andar sopra al punto pericoloso.

—Ma ci permette di vederci dentro;—replicò Gino. Guardate là, come si distingue il fondo. Ci saranno sei metri d'acqua, a far molto.

—Avete ragione; le cose vedute da vicino pèrdono assai del loro carattere pauroso. Anche la ninfa del lago dà meno illusione agli occhi, quanto più ci accostiamo al suo trono di pietra. L'unica cosa che le rimanga è la sua capigliatura dorata. Infatti, al raggio del sole, la vetta dello scoglio par bionda. Non amate il biondo, voi, signor Gino?

—Sia il colore delle donne di pietra;—rispose il giovane, senza pure voltarsi sui remi a guardar la scogliera.—La donna vera, la donna vivente, sia ala di corvo… come voi.

—Ahi—gridò Fiordispina.—Il topolino bianco!…

—E vi dispiace, signorina? Qui almeno dovrebbe essere tollerato. Credete che sia mai stato detto un complimento, in questo punto del globo?

—No, davvero; è la prima volta di certo. Accettiamolo dunque. Ma se quella bionda vi sente, povera la nostra barchetta!