—A proposito!—disse Gino.—Mi fate pensare che bisogna tener d'occhio la riva.—
Così dicendo, si volse, e levatosi in piedi vogò con la faccia rivolta alla sponda. La balza, dalla parte del lago, offriva agli occhi uno scoscendimento di sassi, di lastroni sfaldati, che ingombravano il lido. Quello era un vantaggio per la barca, che poteva accostarsi, senza toccare con la chiglia il terreno, ed offrire un più facile approdo ai nostri due viaggiatori. Il conte Gino rallentò la voga, per non urtare nei lastroni sporgenti; e quando venne a rasentarli con la prora, fu lesto a disarmare i remi, per saltar subito a riva. Di là, trattenendo con una mano il piccolo legno, tese l'altra a Fiordispina, che lo imitò prontamente.
—Terra! terra!—gridò Gino alla comitiva, che dalla sponda opposta aveva seguito con gli occhi il viaggio dei due giovani argonauti.—Aminta, tira il burchiello a te, e seguici sull'intentato pelago.
—Con poco rischio, oramai;—rispose Aminta, mentre lavorava con la squadra dei boscaiuoli a tirare la fune.
Lasciamo che la barca ritorni indietro, rasentando la scogliera, e seguiamo i due giovani. Gino aveva presa la fanciulla per mano e la conduceva di sasso in sasso fino al piede della balza. La ninfa del lago era là, supina sul guanciale di pietra, ma ohimè, come aveva già detto Fiordispina, non più riconoscibile.
—Siete qui, affascinatrice leggendaria?—diss'egli, accostandosi al sasso.—Vi tocchiamo, finalmente, e come il vortice non ci ha inghiottiti, così le vostre bellezze non ci faranno smarrire la ragione. La cosa, del resto, sarebbe stata impossibile, qualunque fosse il poter vostro. Vedete questa gentile fanciulla? Orbene, sappiate, vo' dirvi una cosa all'orecchio, com'ella dianzi ne ha bisbigliato una a Don Pietro.—
E si accostò al masso, mormorando parole indistinte.
—Ecco!—esclamò Fiordispina.—La Ninfa non è cortese come Don Pietro, che ripetè ad alta voce ciò che io gli avevo bisbigliato all'orecchio.
—La Ninfa è di pietra;—rispose Gino.—Se fosse viva, e se potesse parlare, ripeterebbe che io vi amo. Ecco una cosa che non è mai stata detta qui. Vi dispiace, signorina?—soggiunse egli, vedendo che la fanciulla si era turbata.—Son io stato troppo audace e vi ho offesa con le mie pronte parole? Perdonate, Fiordispina! Non è sempre dato tacere quello che si ha nel cuore. Il mio è pieno di voi.
—Non ho da perdonarvi nulla;—rispose Fiordispina, abbandonandogli con atto confidente la mano ch'egli aveva afferrata.—Siete sincero, e la sincerità è una bella cosa, che deve piacere ad ognuno. Ma dite, signor Gino, avete voi pensato… a tutto?