—Perdonate!—interruppe Gino.—Quali difficoltà immaginate voi ora?
Perchè mio padre non dovrebbe volere? Se egli vi vede, Fiordispina….
—Ecco, voi ne trovate un'altra, di difficoltà;—replicò la fanciulla.—Vostro padre dovrebbe ancora vedermi. La cosa è più lontana che non vi sembri, accennandola. Gino, ve ne prego! Nessuna leggerezza, in un così grave argomento! Con l'amore e con l'onore non si scherza, e voi stesso, voi cavaliere perfetto, potreste insegnarlo ad una povera montanara come son io. Pensate a me, qualunque cosa avvenga di noi. Giuratemelo, e questo mi basterà, perchè il vostro giuramento sarà quello di un uomo leale.
—A voi lo giuro e al cielo che ci vede;—disse Gino.—Il mio cuore è vostro; siete voi l'amor mio. E voi, Fiordispina?…
—Non chiedete di me;—rispose ella, con accento di nobile alterezza.—Voi avete forse già amato, signor conte. Io non ho amato mai, e vivrò di questo amore per sempre. Con queste poche parole io vi ho detto ogni cosa. O la felicità con voi, o la infelicità per tutta la vita.—
Il burchiello si accostava alla scogliera, portando il fratello di
Fiordispina.
—Ebbene?—gridò Aminta.—Non venite a darmi il benvenuto nella vostra isola?—
Gino accorse, stese la mano ad Aminta, lo abbracciò stretto e lo baciò su ambedue le guance. Era anche la sua risposta alle ultime parole di Fiordispina.
—Dov'è questa Ninfa, che io non la vedo?—disse Aminta, volgendo gli occhi al sommo della balza.
—Eccola!—disse Gino, indicando Fiordispina.
La fanciulla era seduta sul masso, e la sua bella testa di Minerva Glaucopide spiccava con la precisione di un antico cammèo sul fondo azzurro del cielo.