—Tutto ciò che vorrete;—rispose il vecchio gentiluomo, stringendosi i pugni alla fronte.—Se Dio facesse un miracolo! Credete voi che lo farà?—
Albertina levò gli occhi al cielo, e uscita di là spedì subito ad avvisar l’arciprete di San Giorgio.
Mezz’ora dopo don Martino era giunto, con la cotta, la stola e la pisside, involta nel suo copertoio di seta. Dio entrava con lui; si ritirarono tutti. La giacente accolse don Martino con un lampo dagli occhi e un sorriso. Certamente aspettava quel momento. Ma non aveva forza di parlare, per confessarsi; don Martino parlò per lei; all’invito del confessore, una lieve pressione di mano, un lieve cenno delle labbra, doveva dire il pentimento delle colpe. L’assoluzione fu pronta, e pronto del pari fu il rito che univa quell’anima a Dio. Un senso di beatitudine si diffuse allora sul volto cereo della morente. Il medico poteva rientrare, e tutti gli altri con lui.
Il generale era rimasto nella cucina, seduto presso la tavola, con le braccia ripiegate sulla lastra e il volto ascoso nelle braccia. Doveva essersi assopito; non si era mosso, infatti, nè alla partenza di don Martino, nè all’andare e venire degli altri.
Maurizio entrò a sua volta nella camera, e si accostò al letto di Gisella. Non poteva più resistere al desiderio di vederla ancora. Il medico e Albertina stavano a’ piedi del letto, preparando una pozione, ed egli fu solo un istante al capezzale. Gisella aveva gli occhi semichiusi; lo vide, lo riconobbe, e fece uno sforzo per proferire qualche parola. Non fu che un soffio, per altro; ma egli intese quel soffio.
—Dio perdona;—diss’ella.
—Oh! perdoni a tutti;—rispose Maurizio.
Gisella aveva mossa la mano; ed egli aveva presa quella mano. Gisella allora volse gli occhi, come invitandolo a seguire il suo movimento; ed egli pure volse gli occhi dove ella accennava. Ah! che voleva dir ciò? Maurizio rabbrividì, mentre un sudor freddo gli bagnava le tempie. Dall’altra banda del letto, il frate! ancora il frate! Ma egli aveva il cappuccio calato sulle spalle; la testa del padre Anselmo appariva intiera, luminosa; l’aspetto era benevolo, la mano era stesa in atto di benedire.
Maurizio s’inchinò umiliato, e lasciò la mano di Gisella. Quando rialzò gli occhi non vide più il monaco. La visione era sparita. Gisella sorrideva ancora, e cercava con gli occhi, pareva domandar qualche cosa, o qualcheduno.
—Chi?—disse Maurizio—il dottore?