Ella fece un cenno di diniego col capo.

—Il generale?—rispose Maurizio.

Il capo e gli occhi di Gisella accennarono di sì.

Maurizio si mosse sollecito, e andò dal generale, che era ancora assopito. Scosso da lui, il conte Ettore si destò in soprassalto.

—Morta?—esclamò egli, rabbrividendo.

—No, generale; vi chiede.—

Il vecchio gentiluomo accorse, e si chinò con atto affettuoso verso di lei. Gisella guardò il marito, lo guardò lungamente; poi si sforzò di sorridergli. Schiantava il cuore, quel triste sorriso. E volle parlare, la povera creatura; ma non le venne più fatto. Maurizio, che vide l’atteggiamento di quelle labbra scolorate, Maurizio che ne colse una sillaba, intese ciò che la morente voleva dire al marito. E si ritrasse ancora, premendosi il pugno al cuore, che pareva volesse scoppiargli in quel punto.

—Ah!—pensò egli.—Perdono! sempre perdono! Chi perdonerà a me il mio delitto?—

Il rantolo crescente diceva che gli ultimi momenti si avvicinavano. Il medico tentò ancora di richiamare quella povera vita fuggente: ma l’etere non valse più a prolungarle l’agonia. Erano paralizzate le contrazioni del cuore; le respirazioni non più di sei al minuto. Albertina s’inginocchiò presso la sponda del letto, pregando. Anch’egli inginocchiato, il conte Ettore copriva la mano di Gisella delle sue lagrime silenziose. Quella mano a grado a grado si raffreddò tra le sue. Era cessato il respiro, cessato il movimento del cuore; un placido sorriso si era diffuso sulle labbra di Gisella. Le ombre del crepuscolo incominciavano ad invadere la stanza, viva ancora di mormorate preghiere, di mal rattenuti singhiozzi, e la bella creatura si era spenta dolcemente, addormentata con Dio.

Quella sera fu un gran pianto a San Giorgio. È dolore, è rammarico profondo in ogni paese, quando muore una bella donna, quando sparisce per sempre una di quelle figure in cui eravamo avvezzi a vedere la divinità in forma terrena. Ma nel paese di San Giorgio la contessa Gisella non era soltanto ammirata per la sua grande bellezza; era anche amata per la sua grande bontà. Dopo che l’avevano veduta entrare in chiesa, quei buoni alpigiani la consideravano una santa, e non dubitavano punto ch’ella non fosse per convertire alla fede il marito.