—Ricominciamo, allora.
—No.
—No, voi dite? perchè? Comandante Dutolet, voi mi mancate di parola.—
Il comandante Dutolet s’inalberò a quella osservazione, che voleva essere ingiuriosa. Ma poi crollò il capo, e rispose molto tranquillamente:
—V’ingannate. Io non vi avevo promesso nulla. Mi avevate chiesto se avessi sempre il mio colpo infallibile: vi ho risposto di sì. Ne dubitate? Ecco là il vostro cappello sull’erba, un po’ indietro a voi; trentadue, forse trentatrè passi; guardate.—
Così parlando, assai lentamente, aveva levata dalla busta la seconda pistola. Senza puntare, non facendo altro che alzare il braccio in linea, colpì il cappello di Maurizio, che ruzzolò al colpo due passi più in là.
—Vedete, signor conte?—ripigliò allora il comandante Dutolet.—Quel che prometto mantengo. Se ieri mi aveste fatto giurare di uccidervi, credete pure che non vi avrei mancato di parola. A me lo avevo promesso, invece, a me solo. Che volete! un’idea; ed era ben salda nell’animo mio, ieri mattina. Ma a me posso mancar di parola, sicuro del fatto mio. Ed ho cambiato opinione.
—Voi siete crudele,—disse Maurizio,—ed io ho meritato lo scherno. Ma qui ce ne ancor una delle mie;—soggiunse, chinandosi alla busta,—ed è carica.
—Fermate!—gridò il Dutolet, avvicinandosi rapidamente.—Ho ancora qualche cosa da dirvi. Signor di Vaussana, credete in Dio?
—Sì;—rispose Maurizio.