—Ti avverto, mia cara,—entrò a dire il generale, con la sua grossa voce ancora gonfia di stizza,—che il signor di Vaussana ha finora il vantaggio. Questo sia detto per la verità.—
Non era molto; ma era già qualche cosa. Maurizio colse il buon punto per esser cortese a sua volta.
—In omaggio alla verità,—riprese egli,—diciamo che voi mi avete promesso di pensare a certi argomenti miei. Potete vincermi ancora; le sorti della battaglia sono dunque indecise. E la vostra ammalata, contessa?
—Ah, la povera Biancolina? Febbre, signor Maurizio, gran febbre, e complicata di miseria. Le disgrazie piovono addosso ai Feraudi con un accanimento strano. Son già debitori di un semestre al Pinaia, il potentissimo fornaio e pastaio di San Giorgio, un proprietario con cui non si scherza, a quanto pare; e una mucca è morta improvvisamente nella settimana scorsa, e l’altra ha il latte cattivo. Il marito è filosofo, e pensa, guardando in aria; la moglie, rovinata dallo stento, ha dovuto mettersi a letto. Sapete voi, quando una povera donna dei campi si mette a letto, che cosa vuol dire? che la casa resta senza governo, i piccini senza zuppa, le bestie senza strame, e tutto il resto in conseguenza. Vedete che compassione! Ho aiutato come ho potuto; ma finora, più che altro, con le buone parole. Intanto ci vorrà il medico, e manderò subito a cercarlo.
—Permettete che lo cerchi io, discendendo in paese;—disse Maurizio, con accento premuroso.—Tra mezz’ora egli potrà essere lassù al Martinetto.
—Grazie, accetto l’offerta;—rispose la contessa.—Io penserò invece a mandar brodo e qualcos’altro a quella poveretta.—
Maurizio non la conosceva neanche di vista, l’ammalata del Martinetto. Il Feraudi, marito filosofo, lo aveva appena veduto qualche volta pascolar le sue bestie sui greppi, tra il Martinetto e la Balma. Pure, si mostrò addolorato per le disgrazie di quella povera gente: ed anche ne fu consolato, pensando che la sua conversazione andava lontana le mille miglia da ogni pericolo di galanteria. Il generale, del resto, a poco a poco aveva spianate le rughe, e si degnava di mettere qualche parola nel dialogo. Maurizio gli rivolse il discorso, temperatamente, placidamente, come se nulla fosse avvenuto.
Frattanto doveva prendere commiato, avendo fretta di andare pel medico.
—Bravo, correte;—gli disse Gisella con quella stessa amabile sollecitudine che avrebbe usata in altre occasioni per trattenerlo ancora un poco alla Balma.—Immagino che il dottore conosca la strada.
—Se non la conoscerà gliela insegnerò io, che ho i miei monti.... sulla punta delle dita.—