—Ah no, questo, no; io non ho l’uso di farmi far credenza;—disse Maurizio, alterato.—Sono dugento cinquanta lire, avete detto? Eccole qua;—soggiunse, mettendo mano al portafogli.—Voi me le restituirete, appena il Feraudi vi avrà pagato.—
Il denaro è sempre buono a prendersi. Mastro Pinaia allungò la mano.
—Le faccio la ricevuta, signor conte. Se ha la bontà di aspettarmi un minuto....
—No, a vostro comodo, Pinaia. Me la manderete domani. E grazie, non è vero?
—Lei è troppo buono, signor conte;—rispose mastro Pinaia, facendo le viste di non aver capita l’ironia.
—Sia pure;—rispose Maurizio, che voleva mostrare di aver capito il complimento del fornaio arpagone.—Ma vi pregherò di non ridirlo a nessuno. Non vorrei che mi metteste sulle braccia tutti i debitori morosi di San Giorgio. Il povero Castèu e quella poca rendita che mi fa vivere ci passerebbero in un mese.
—Lei ha ragione a tener poca terra, signor conte;—conchiuse il fornaio.—Anch’io, nel mio piccolo, voglio far come lei. Tutta rendita, tutta rendita dello Stato vuol essere.—
Nauseato del fornaio arpagone, ma contento altrettanto di sè, Maurizio prese la via del Castèu. I suoi libri, quella sera, lo trattennero lungamente a pensare.—Quanta roba!—diss’egli, passando i suoi scaffali in rassegna.—E buona e cattiva; ci sono armi per tutti. Ed anche la buona diventa cattiva, per chi se ne serve alla rovescia, senza paragonare, senza mettere a contrasto, senza far la parte delle conclusioni frettolose.—
Quella, notte portò in camera un volume del suo Cournot: Matérialisme, Vitalisme, Rationalisme, ed anche, per riscontrare alcune preziose citazioni, Les Origines del Pressensé. Buoni libri erano quelli. Anch’egli aveva avuti i suoi dubbi; anch’egli aveva tratte le frettolose conseguenze dallo studio di certi fenomeni naturali, di certe teoriche evolutive; quei libri, insieme coi suoi trattati di astronomia, e con gli studi fisiologici del Pasteur, lo avevano ricondotto in carreggiata. Ed anche aveva vedute certe conclusioni di Herbert Spencer a proposito dell’inconoscibile, certe confessioni dello Stuart Mill a proposito della creazione, donde gli era apparso il dubbio del dubbio, cioè a dire la modica fede di quei grandi maestri del pensiero moderno intorno alla saldezza dei loro proprii sistemi. Infine, aveva ragione lui. È giusto, è desiderabile che la scienza positiva, che dubiti di tutto, che tutto rimetta in discussione e sottoponga nuovamente ad esame, distruggendo, ma col proposito di riedificare. Così era avvenuto in materia d’antichità, per la storia delle origini Romane, che dopo aver negato ogni fede a Tito Livio e a Dionigi d’Alicarnasso, si ebbe ancora ricorso a quei due disgraziati, perchè aiutassero a rimettere in piedi il loro edificio crollato.
Il giorno seguente, all’ora solita, forse qualche minuto dopo, anzi che prima, il signor di Vaussana rifece il gran viale della Balma. Perchè il gran viale e non il sentiero del bosco? Mah.... non indaghiamo certi arcani del cuore. Quel giorno egli andava un pochettino come la biscia all’incanto, lassù. Ma era necessario; aveva promesso alla signora. E fors’anco il generale si era mutato da quello del giorno innanzi. Ma no, sarebbe stato un miracolo; e Maurizio, con tutta la sua fede, non credeva ai miracoli.