—Signora....—mormorò Maurizio sgomentato.

—Perchè avrei dovuto averne?—ripigliò la contessa.—Vedere un serpente è di buon augurio; significa incontro inaspettato.—

Maurizio aveva vinto quel primo sentimento di paura, e sorrideva, tentennando la testa.

—Ecco,—diss’ella,—io so bene che cosa significhi il vostro sorriso. Se fosse stato un boa, o un serpente a sonagli, non è vero? Ma qui non ci sono serpenti a sonagli, nè boa; non si tratta che di povere bisce inoffensive, e il buon augurio rimane. Del resto, non si è avverato? Ma vediamo prima di tutto questa buona Biancolina. Come va?

—Bene, signora; di bene in meglio: ho dormito tutto d’un sonno.

—E mangiato?

—No, per aspettarvi. Non mi avete detto ieri che volevate far colazione al Martinetto?

—Certamente ed ecco qua il mio tributo di provvigioni; il poco che ho potuto portare nella mia bisaccia, che non è quella dei frati cappuccini.—

Così dicendo, si toglieva d’armacollo una borsa e l’apriva sulla tavola, cavandone dei piccoli panini dorati, un cartoccio di biscottini, e un secchiolino di legno ermeticamente chiuso alla bocca.

I ragazzi si erano appiccicati agli orli della tavola, per essere ai primi posti; ed anche allungavano le mani, per carezzare, se non a dirittura per prendere.