—Chi sa? la voce è da amico; l’avvertimento verrà certo in buon punto. Andiamo al Martinetto.—
Si alzarono, stringendosi amorosamente per la vita. I cardellini della macchia videro ancora, un bacio lungo ed intenso, ma non lo sentirono scoccare. Quando i due giovani uscirono dal folto dei rami, il cantore non era più là; ben si sentiva la sua voce dalla parte delle rovine, che certamente egli aveva già oltrepassate, per ritornarsene a casa.
—La via è dunque libera;—conchiuse Gisella.—Seguiamo il nostro pastore.—
Quando giunsero sull’aia dei Feraudi, il pastore era là, con l’aria di non pensare a loro. Si scambiarono poche parole tra Gisella e Biancolina, apparsa allora sull’uscio; poi il contadino, guardando lontano verso mezzogiorno, disse:
—Una carrozza laggiù, al principio del paese; si avvia verso la Balma.
—È lui, il generale;—soggiunse Gisella, volgendosi a Maurizio.—Grazie, Feraudi; non c’è tempo da perdere per andarlo a ricevere. Mi accompagnate un tratto, signor di Vaussana?—
Come fu di là dai due roveri, fuor dalla vista dei contadini del Martinetto, Gisella trasse il respiro più libero.
—Vedi, Maurizio? tutto va bene. Va’, ora; riceverai una lettera, va’.—
Capitolo X.
Il trattato di pace.
Maurizio era tornato al Castèu in uno stato di agitazione impossibile a descriversi. Passò in quella sua solitudine una cattiva giornata ed una pessima notte; nè migliore fu per lui il giorno seguente, nella ignoranza di ciò che accadeva alla Balma. Una cosa sapeva egli; che non vedeva Gisella, e che la montagna senza di lei era triste, il cielo buio, e cieco il futuro. Nel silenzio della sua stanza, dove egli stava di continuo con l’anima in soprassalto, come gli tornavano più chiari i dubbî, più forti i terrori, più aspri e più pungenti i rimorsi! Egli, infine, egli era il grande colpevole. Quella innocente creatura l’aveva travolta egli sull’orlo di un abisso, dove mal si reggevano ambedue: un passo ancora, un moto imprudente, ed era perduta. E forse le imprudenze non erano state già troppe? Non era l’amor loro sospeso ad un filo? il loro segreto in balìa d’un discorso incauto, d’una parola maligna, che invitasse ai sospetti? Questo pensiero lo faceva fremere; e questo pensiero gli ritornava ad ogni tratto, percuotendo con ritmica uniformità nella notte dell’anima sua, come la goccia d’acqua gemente dalla volta d’una spelonca percuote monotona, insistente, inesorabile, sulla concava superficie d’un masso.