—Sì, amico mio; non dubito già io di voi, come voi dubitate qualche volta di me. So bene che ho fatto un colpo di testa. Ci voleva, sai? e non ne sono pentita. Ma è forse meglio ritornare un po’ prima. Vedi tu, Rizio, come credo.... in te? Ma ancora voglio credere in ciò che tu credi. Convincimi, persuadimi, e sentirò che mi ami tanto, tanto, da non potersi immaginare, nè desiderare di più.
—Ahimè, quali patti!—esclamò Maurizio.—E se con tutta la miglior volontà del mondo, la mia eloquenza non fosse da tanto? Poi, avremo mai tempo per discorrere a lungo, per raccontarti.... come andò? Sono cose dell’anima, e il dirle brevemente è difficile.
—Scrivile, allora.
—Scriverle? Sarei lungo, più ancora che a dirle.
—Tanto meglio!—gridò Gisella, battendo le palme.—Sarò più a lungo con te.... nelle tristi ore che non ci posso essere. Voglio sapere come hai creduto tu, Rizio, voglio saperlo bene. Sai quanto è che ci penso, e non osavo domandartelo? Rizio è l’amor mio, il conforto, il rifugio e la vita. Perchè mai, uniti in tutte le altre, in una cosa sola siamo come stranieri? Voglio essere più in lui, più in lui, tutta in lui, col suo modo di pensare, di sentire, di essere.—
Maurizio posò sulla fronte della divina creatura un bacio solenne.
—Sia;—diss’egli poscia;—scriverò.—
E ridottosi a casa, non era stato a pensarci troppo lungamente. Non aveva infatti da scrivere per la stampa, per farsi giudicare da qualche migliaio di lettori; scriveva per lei, per l’adorata creatura. La fretta avrebbe dimostrato il suo buon desiderio di obbedirla; le stesse imperfezioni della forma, avrebbero fatto fede della sua sincerità. Il giorno seguente, alla Balma, mentre il generale passeggiava sulla spianata dando istruzioni al fattore, Gisella riceveva da Maurizio un piccolo involto di carte. Non era una lettera, ma a dirittura un quaderno.
—Scusate, ho fatto un passio;—diss’egli.—Mi è mancato il tempo d’essere breve. Ho incominciato a scrivere iersera alle undici; non ho finito che stamane all’alba. Del resto,—soggiunse,—spero bene che non vorrete leggere tutto in una volta, ma sorseggiare, centellinare questa povera prosa.
—No, no,—rispose Gisella,—voglio legger tutto d’un fiato. A centellinare ci sarà sempre tempo, e non tralascerò certamente di farlo. Povero il mio Rizio! una notte bianca! E quest’oggi, poi, un’altra condanna!