—Badate, egli ha riso; ma in fondo non vuole che andiate in chiesa.
—Il generale non comanda all’anima mia;—rispose Gisella,—ed io andrò in chiesa quante volte mi piacerà, per vedere in che modo si possa imitare il mio Rizio. Ma veramente, soggiunse ella sospirando,—incomincio a persuadermi che per sentire la presenza di Dio nelle chiese ci voglia un’anima predisposta. Tutte quelle puerilità di rappresentazione mi hanno offesa, ve lo confesso sinceramente. Ed anche voi, ditemi, come potete sentire la religione, con tutti quei preti?
—I preti sono uomini;—rispose placidamente Maurizio.—Non è la stessa cosa nella vita comune, a proposito della umanità, a cui dobbiamo amore e rispetto? Tra i nostri simili abbondano i rozzi, gl’ineducati, i bricconi: ma possono costoro farci pensar male di tutta la specie, dove sono tante anime buone, dove ho conosciuto dei gentiluomini che mi hanno amato senza secondi fini, non avendo bisogno della mia borsa, nè della mia protezione? Ed anche voi, adorata, pensateci; non vi è mai occorso di andare in una riunione, in una accademia, dove un uomo di povero aspetto, un brutto professore, vi dicesse delle cose belle e profonde? Avete voi pensato in quel momento che il professore fosse brutto, antipatico?
—Non lo avrei potuto, neanche volendolo;—rispose Gisella.—Se il professore brutto dice delle belle cose e profonde, i suoi occhi si accendono, la sua faccia si trasforma, la bellezza interiore vien tutta alla superficie.
—Avete ragione;—disse Maurizio.—Ho scelto male il mio esempio.
—No, niente male, amico mio; ma è per l’appunto il buon esempio che vi mette dalla parte del torto. I vostri preti potrebbero essere come quel tal professore, e non ci riescono. Parlano di Dio, ma a fior di labbro, con una cert’aria di essere in confidenza con lui, che non è fatta per dare un’idea conveniente della grandezza sua e della loro umiltà.
—Questi preti non sanno quel che fanno, ecco tutto;—replicò Maurizio.—Essi sono i preti falsi, che bisognerebbe detestare, se non fosse piuttosto il caso di compatirli. Costoro, del resto, mi lasciano freddo.
—Ti basta?—domandò la bella donna, figgendo i suoi grandi occhi fosforescenti negli occhi di lui.—Non sono essi i nemici della tua patria?
—E qui mi ribello, contro essi e contro chi li muove;—replicò Maurizio, animandosi.—Mi ribello, sentendo bene che Iddio non parla neanche per il labbro dei buoni. È veramente doloroso che una ragione umana, puramente umana, effetto di una cristallizzazione storica, metta i ministri della divinità in contrasto coll’idea della patria, da noi, mentre la rispettano e la coltivano altrove. Ma che farci? son uomini, vi ho detto, son uomini anch’essi. In basso ignoranti la più parte; nè credo che una tonsura basti a dare intelligenza e dottrina a chi non ebbe l’una e non è capace dell’altra, parendomi già molto se sono nella ignoranza virtuosi. Di questi io ne ho trovati parecchi, come il nostro don Martino, che è certamente un brav’uomo. In alto, poi, dove i preti leggono e studiano, dove le anime loro vedono più largo orizzonte, ne ho trovati di veramente insigni per dottrina e carattere. Anime buone, ragionando con me, non mi hanno potuto dire tutto ciò che sentivano dentro; ma io li ho capiti, e mi è bastato. Più alto ho visto ancora le ragioni umane, i pregiudizii storici, pesar troppo sul loro intelletto; ma ho pur veduto timori e diffidenze contro una società che nel suo laicizzarsi naturale trascorre un po’ troppo allegramente a negare, volendo mettere in ogni ordinamento civile i non ben digeriti e ancora discordi concetti di una minoranza scettica al posto di quella fede da cui la maggioranza del mondo civile tragge ancora un conforto all’anime e una norma sicura del vivere. Sentono che si vuol toglier di mezzo il loro Dio, e combattono; e non sarò io, soldato, che vorrò condannarli, pur riconoscendo che essi ricusano per eccesso di difesa ciò che farebbero egregiamente a concedere. È per esempio un gran male che essi credano necessario al papa il poter temporale; mentre questo potere non è del suo ministero, nè lo è stato mai, e la coscienza italiana, fin dagli albori della storia moderna, per bocca di grandi credenti ha protestato contr’esso. Ma se lo credono tanto necessario, perchè non lo dichiarano un dogma? Questo coraggio dovrebbero avere; ma voi vedrete che non lo avranno mai. Il giorno che facessero ciò, forse avverrebbe un miracolo, un miracolo che non immaginano neppur essi, credendone incapace la fibra italiana.—
Gisella era stata immobile, silenziosa, a sentire il suo ragionatore ostinato.