—Quanto discorrere per una semplice domanda di donna ignorante;—diss’ella, come le parve che egli avesse finito.—Rizio, non lo farò più; crederò ciecamente, in attesa di questo miracolo.

—Esso non avverrà,—rispose Maurizio,—e noi ci atterremo tranquillamente alla fede dei nostri padri. Iddio comunica con noi; egli troverà la via di salvezza, mentre illusi ministri suoi ci vorrebbero condurre alla perdizione, turbando le nostre coscienze, confondendo ciò che va dato a Dio con ciò che va dato a Cesare.—

La contessa Gisella andò altre volte in chiesa, quantunque don Martino, arciprete di San Giorgio, non le paresse il più bello tra i ministri di Dio. Il generale si seccava di quel capriccio, ritornante ogni domenica; ma non protestava più tanto forte. Maurizio frattanto raccomandava prudenza.

—Vedi?—le diceva.—Egli accuserà poi mia sorella Albertina di averti stregata, e se la prenderà con lei.

—Non andrà fino a quel punto;—rispondeva Gisella.—Ho ancor io una volontà, e non intendo di lasciarmi sopraffare dai suoi capricci. Lo conosci, del resto, come lo conosco io; egli è spesso di cattivo umore, perchè si annoia. Pure, le ragioni di non annoiarsi le avrebbe. Se ciò che egli possiede non è molto, perchè in gioventù ha molto sciupato, è molto ciò che possiedo io, e la cura dei nostri interessi potrebbe bastare ad occuparlo. Ma tutto è noioso per lui, quello che non è servizio militare. Perchè lo ha lasciato, il servizio? Gli uomini della caserma non dovrebbero uscirne mai, dalla loro caserma. Ah, ecco!—esclamò la contessa, ravvedendosi tosto, ad un gesto involontario di Maurizio.—Ora dicevo una sciocchezza. Devo al suo uscir di caserma il non esser uscita io da San Giorgio, dove un altro uscito di caserma mi doveva raggiungere, povero Rizio, tanto caro! Ma come è brutto, discorrere di cose volgari! la volgarità ci guasta le parole e le idee. Restiamo nelle nuvole, dove ci siamo conosciuti ed amati. È già triste abbastanza il pensare a questa grama stagione, che è venuta pur troppo. Abbiamo così poche occasioni di trovarci insieme! Scendendo in paese, legandomi un po’ più con quella cara Albertina, ho almeno la sorte di vederti più spesso, mio povero Rizio.—

Rizio lasciava fare, e l’unico suo lavoro alla Balma era di giustificare timidamente le visite della contessa al Castèu con la innocente curiosità delle funzioni di chiesa. Infine, non si trattava che di uno spasso. Quanti non sono i fedeli cristiani, che fanno così?

—Ed è quello che più mi dispiace;—notava il generale, felicissimo di trovare un’opinione per via.—Cristiani per cristiani, meglio esser tali sul serio.—

Da un’altra parte Gisella diceva a Maurizio:

—Sono felice, tanto felice di credere come te, insieme con te. Sai, Rizio, che ho già avuto una visione?

—Una visione!—esclamò egli, sorridendo.—Così presto? Non sarà poi stato un sogno?