—Ritorno offensivo, dunque? E come sono ora le genovesi? sempre belle? Ai tempi della Crimea, quando ci sono passato io, erano tutte d’una bellezza incontrastabile, ma un pochettino massiccia. Mi dicono che ora ci sia un altro tipo, alto, flessuoso, con una tendenza spiccata al biondo, e dei languori orientali nell’occhio. Come le preferite voi, Vaussana? Fortunato briccone! godete il mondo, finchè vi dura la gioventù. Ma non abusate, mi raccomando; è insalubre. E credete a me, la miglior cosa che possiate fare, per calmare questa febbre, tanto pericolosa all’ultimo stadio, è ancora di prender moglie. Prendete moglie, Maurizio, prendete moglie.—

E lo canticchiava anche in musica, il suo ritornello, prendendo lo spunto da una canzonetta del Béranger.

La contessa, di solito, chinava gli occhi sul suo telaino da ricamo, aspettando che il generale la finisse con quelle sue libertà di discorso. Ma il generale prendeva un gusto matto a ribattere quel chiodo in presenza di lei, e chiudendo sempre il discorso col suo solito ritornello. Tanto che un giorno, seccata, la contessa alzò gli occhi e soggiunse, rivolgendosi a Maurizio:

—Ma sì, prendete moglie, signor di Vaussana.—

Maurizio rimase un po’ male, non intendendo il perchè di quell’altra esortazione. C’era egli bisogno che Gisella tenesse bordone al generale? Che cosa ne poteva lui, se quell’altro, abusando del suo diritto di padrone di casa, gli tornava sempre sul medesimo tasto?

—Me la trovino loro;—rispose egli a denti stretti.

—Oh bravo! e se la troveremo, la prenderete?

—Scelta da amici come voi, perchè no? avrà certamente tutte le virtù immaginabili.

—Ebbene, cercheremo;—disse Gisella.

—A Nizza, non è vero?—soggiunse il generale.—Mia moglie ha il desiderio di passare a Nizza gli ultimi giorni di carnevale; sarà una eccellente occasione per noi di cercare, e per voi di giudicare della scelta, senza perdita di tempo.