—Non me ne parlate;—rispose egli, facendo una spallucciata delle solite.—È uno sciocco. Parole, parole, parole! E neanche armato come dovrebbe, per sostenere la sua tesi spallata! Non sa citare che autori di cinquant’anni fa. Lo avete sentito? Gli è parso di far molto, combattendo il Lamarck. Ben altri sono oggi gli atleti con cui dovrebbe provarsi. Vincere il Lamarck, bella forza! E poi, che vittoria è la sua? Nessuno gli risponde, ed egli resta padrone del campo. Sapete che cosa mi fa ricordare? Quel predicatore che argomentava contro il protestantesimo.—

Qui il signor generale ingrossava la voce, per rifare il discorso del personaggio aneddotico allora allora evocato:

—«Venite voi Lutero, voi Calvino e voi Melantone; venite davanti al mio tribunale di giustizia ad esporre le vostre perverse dottrine. E che?... non venite?... Dunque avete torto. Ed ecco o signori, vittoriosamente combattute le dottrine degli empi. Non osano presentarsi, arrossiscono, tremano, si nascondono. Ma contro il sole della verità non valgono ripari; quel sole li cerca, li scova, dovunque si nascondano, li abbaglia, li accieca».—

E rideva, il signor generale, rideva comodamente per tre. Gisella taceva; Maurizio si provò a dire qualche cosa.

—Certo, questa maniera di combattere la scienza moderna pare insufficiente anche a me. Ma il nostro cappuccino, ne converrete, è più forte di così. Infine, gli evoluzionisti moderni non hanno fatto che ripigliare l’ipotesi del Lamarck: combattendo lui, si combattono gli altri. E poi, lasciamo stare la tesi scientifica: bisogna sentire il quaresimalista ogni giorno. È spesso elevatissimo. Qualche volta mi pare che pigli ad imprestito dai grandi maestri: dal Bossuet, per esempio, e dal Massillon; ma bisogna riconoscere che ci mette anche del suo.

—Sarà il brutto, allora.

—Non sempre, generale, non sempre. Ci ha il tenero, di suo, ci ha il semplice, che va all’anima. Vi confesserò che non è un’aquila; l’aspetto sarebbe piuttosto d’un barbagianni;—soggiunse Maurizio, temperando la sua lode con una celia, che doveva rabbonirgli il suo interlocutore;—ma gli possiamo render giustizia dicendo che è un predicatore dei buoni; e se non giustifica l’entusiasmo dei miei concittadini, certamente lo spiega.

Questo giudizio mezzo e mezzo poteva contentare il generale; ma non era fatto per piacere a Gisella.

—Perchè lo trovi brutto? come fai a trovarlo brutto?—diss’ella a Maurizio, appena ebbe modo di restar sola un istante con lui.—Sai che in certi momenti è bello, anzi bellissimo? Sicuro, di una bellezza morale che gli si diffonde dall’anima;—soggiunse la cara donna, notando un senso di pena che contraeva in quel punto le labbra di Rizio.—Quando egli si scalda nel suo ragionamento, non hai osservato come gli scintillano gli occhi? come una vampata di sangue gli corre per le guance scarne, facendole parere di rosa? Si direbbe che in quel momento Dio scende in lui e lo trasfigura. E vuoi credere? Quando egli si commuove più fortemente, e la voce gli trema, e le lagrime gli brillano sulle palpebre, io mi volto verso l’altar maggiore e guardo il crocifisso, aspettandomi sempre di vedergli schiodare una mano e stendere il braccio per benedire quell’uomo, che lo esalta con tanto fervore, facendolo intender così bene alle turbe.

—Via! via!—disse Maurizio.