Anche lei, povera provvidenza, sì certo, aveva bisogno di cura. E il signor di Vaussana, accennando quelle piccole indisposizioni delle quali era stato testimone, aveva ad arte aggravate le cose, nella speranza, quasi nella certezza di sentirsi rassicurare dal medico. Ma quell’altro non aveva corrisposto alla sua aspettazione; batteva le labbra, aveva l’aria di dargli ragione, gliene dava sicuramente più ch’egli non mostrasse di volerne avere. E allora Maurizio a turbarsi davvero, a fremere di spavento, a tempestar di domande.
Ma, che dire? Non bisognava confidar troppo, nè sgomentarsi prima del tempo. Il medico, dopo tutto, aveva osservato lì per lì, badando alle necessità del momento. Sì, certo, c’era qualche cosa al cuore. Vizio cardiaco, dunque? Si poteva temerlo. Di mal di cuore era morta anche la vecchia contessa Matignon, la madre di Gisella, e questo per l’appunto gli dava da pensare; forse per questo egli si era così prontamente fissato sul sospetto del vizio cardiaco. Aveva notato irregolarità di polso, asistolìe, acinesìe; in altri termini, ritardati movimenti di sistole, troppo lunghi intervalli nel doppio movimento di diastole e di sistole, dilatazione e restringimento alterno del cuore. Ed anche accennava a troppa frequenza di respiro, a qualche piccolo rantolo alla base dei polmoni, indizio di stasi, ossia ristagno del sangue.
Erano sintomi poco piacevoli, sicuramente: ma potevano esser passeggieri. Il medico non voleva pronunziarsi troppo presto, nè troppo risolutamente. Ma aveva incominciato, doveva anche finire, per contentare la curiosità incalzante del signor di Vaussana, la cui amichevole sollecitudine per i signori della Balma meritava benissimo una esposizione sincera. Non prendesse il signor di Vaussana per vangelo tutto ciò ch’egli diceva; ammettesse ancora la possibilità di un errore; ma per lui il vizio cardiaco ci doveva essere, e valvolare. In altre parole, e più chiare, il medico di San Giorgio credeva di aver notata una insufficienza della valvola bicuspidale dell’ostio auricolo ventricolare sinistro.
—Che nomi!—aveva esclamato Maurizio, sforzandosi di sorridere, mentre il cuore gli tremava e un sudor freddo gli gemeva dalle tempia.
—Che ci volete fare?—disse di rimando il dottore.—Il nostro linguaggio è complesso e avviluppato, come la nostra povera macchina. Si tratta infine della valvola che separa il ventricolo sinistro del cuore dalla corrispondente orecchietta.
—Capisco, capisco, rispose Maurizio.—E quali le conseguenze?...
—Ci vengo. Premettiamo che l’orecchietta sinistra, con le sue contrazioni, ha per ufficio di spingere il sangue nel ventricolo sinistro. La valvola si apre allora, abbassandosi; e allora il ventricolo, ripieno del sangue che l’orecchietta gli ha mandato, si contrae a sua volta per ispingerlo nell’aorta. Ci siete? Orbene, se la valvola è insufficiente, che cosa avverrà? che il sangue, alla contrazione del ventricolo, non andrà tutto verso l’aorta, ma in parte rifluirà verso l’orecchietta; e questa a sua volta, ingombrata da questo ritorno, non potrà accogliere tutto il sangue che contemporaneamente le verrà trasmesso dalle vene polmonari. Quindi ristagno nei polmoni, ristagno che sarà risentito dalla parte destra del cuore, che non potrà scaricare nei polmoni tutto il sangue venoso.
—E tutto ciò,—disse Maurizio,—è molto pericoloso?
—Sì e no;—rispose il medico.—Durante la gioventù e l’età verde, la natura trova qualche compenso sulla dilatazione del ventricolo destro e della orecchietta corrispondente. Più tardi, venendo un po’ meno la forza di resistenza, o per indebolimento da qualsivoglia causa prodotto, o per indurimento di vasi, a cagione dell’età, il disequilibrio cardiaco è maggiormente sentito. Allora i moti disordinati, le fatiche protratte, le passioni, specie se afflittive, avendo grande influenza sul cuore, possono facilmente esser cagione di lipotimìe, o deliquii che vogliamo dire, di sincopi, di morte improvvisa.
—Mi fate fremere;—disse Maurizio.