—Quanto a me,—disse Gisella,—è un altro affare. Io non passo mai di qua senza fermarmi al Martinetto, per salutar Biancolina. Del resto,—soggiunse cerimoniosa,—ci ho guadagnato d’incontrarvi e di avere un buon compagno per la discesa. Venite dunque, Vaussana, e faremo anche il giro più largo. Così mentirà una volta ancora la vostra impresa: tout droict Sospel.

—Così la spiegate?—diss’egli, facendo bocca da ridere.

—E come no? Siete l’uomo dei gran giri, voi; ed anche delle lunghe fermate. Ci avete sempre qualche albero da ammirare, qualche sasso da adorare, qualche filo d’erba da restarci incantato.—

In questo modo era trovata la gretola. Salutata Biancolina, fatta una piccola distribuzione di confetti a Rosina e a Vittorio, la bella signora si avviò con Maurizio per la discesa; ma senza continuarla a lungo. Giunta appena fuor dalla vista del casolare, prese con Maurizio il sentiero verso le rovine del Martinetto. Finalmente! Ma ella tremava un pochino, prendendo il braccio che le offriva Maurizio.

—Ah!—esclamò egli, turbato.—Che avete?

—Nulla, nulla, son forte, più forte che tu non immagini;—s’affrettò ella a rispondere.—Povero mio Rizio! Hai tanto sofferto, non è vero?

—Mio Dio!—mormorò egli.—Temevo di non vederti più.... così, come quest’oggi. E sarebbe stato un orrore.

—A chi lo dici! Ero ben cattiva;—rispose ella, reclinando la bionda testa sul petto del compagno.—Ma voglio che tu mi perdoni; voglio che tu viva, che non ti ammali più, mio povero Rizio. Che viso hai tu, quando soffri! e come mi levi allora il coraggio! Ho combattuto, ho resistito a lungo; ma sono stata vinta, vinta, per non ripigliarmi mai più. L’ho detto ieri, l’ho giurato a me stessa: non sarà mai che il povero Rizio soffra tanto per cagion mia. Soffrivo anch’io, sai? Ma per me avrei sofferto ancora; non ci avrei badato; avrei saputo morire. Per te, no; per te mi son mancate le forze. Pensando come sei stato male, come hai vaneggiato, come hai delirato, mi sento un’altra, capisci? un’altra; quella di prima, dei giorni belli, che erano i tuoi, come questa povera creatura, che ritorna nelle tue braccia.—

Rabbrividì, entrando nella macchia; ma si riebbe, sotto un bacio di Maurizio, nel punto che egli metteva il braccio davanti a lei, per isviare i rami dei nocciuoli e darle passo nel folto. Voleva esser forte, valorosa, allegra; e sorrise al suo nido così bene ascoso nel verde, nell’atto di porre il piede sulla soglia del terrazzo. Ma il sorriso le morì sulle labbra, ed ella tremò tutta, vedendo un gesto di turbamento del suo dolce compagno.

—Che hai, Rizio?—gli domandò sbigottita.