Aiutandosi con la mano libera, andò lentamente, carponi. Un passo, due, già ell’era vicina. La sua bocca si apriva negli ultimi spasimi, la mente non perdè la sua lucidezza; si trascinò, fece un ultimo sforzo, giunse alla porta. Raspò con la mano, poi cadde e battè col capo.

Innocenzo comparve.

— Malusa, cos’è avvenuto? Malusa?

E si curvò ad udire.

Ella disse:

— Scure... i cavalli... nella pineta.

E la mano cessò di comprimere il cuore, sicchè uno zampillo alto di sangue sorse, ed ella piegato il capo dolcemente, si tacque.

Innocenzo intese, rientrò, uscì col cavallo e, saltatovi sul dorso nudo, con aspra voce d’avvio, lo mise alla carriera.

Per l’impeto della corsa, si curvò sulla groppa; ancora le sue gambe d’acciaio resistevano a qualsiasi violenza. Nel buio, con disperata ira subitanea, l’uomo ed il cavallo furono una sol cosa.

La caccia dell’uomo all’uomo, sotto lo stupore degli alti pini, avvenne furiosa e fatale, pazza e terribile. Fra lo schiantarsi di rame, l’anelito ampio, il reiterato colpo degli zoccoli, e le grida di qualche bestia presa di spavento, l’ombra passò rapida nella vertigine della velocità.