Nessun timore trattenne Innocenzo, egli non calcolò il numero de’ suoi assalitori; lo sfregio alla sua bontà ed alla sua lunga mansuetudine lo inaspriva. Il suo cavallo andò fra l’intrico dei tronchi, come in aperto piano, il collo teso, le narici largamente aperte, alta la criniera scompigliantesi in attorcimenti ad ogni balzo.
Innocenzo quanto più potè si tenne aderente alla groppa, ma non tanto che qualche rama a volte non lo sferzasse, con sibilo di staffile, sul viso. Venne percosso con ira, come da forze selvaggie ed improvvise.
Ma nulla arrestò il vertiginoso inseguimento nell’ombra. Le due forze: la cieca e la volente andarono concordi a precipizio. Alla violenza di quell’impeto, non avrebbe resistito la più forte volontà.
Egli aveva i bianchi capelli irti dal vento, la bocca semiaperta mostrò i denti serrati, l’occhio grigio s’illuminò di fiamme nell’intenso scrutare dell’ombra.
Tremarono i giovani pini dall’esile tronco e le rame soggiacquero alla forza d’attrazione, concorrendo a ripiegarsi verso l’ombra fuggitiva.
D’improvviso Innocenzo scorse una luce, ma breve, ma repentina, un guizzo non più; gli bastò l’accenno. Intese d’averli già sotto il suo giogo, sicchè con aspra voce eccitò il cavallo a più veloce andare.
Poichè l’occhio per fissità continua, aveva già, dilatando l’iride, acquistando la percezione della poca luce diffusa, vide Innocenzo gli alti fusti fuggire precipitosi, piegarsi verso l’opposta via.
La pineta andava diradandosi, comparivano lembi di cielo, foschi e lontani, con poche stelle. Come un bubbolio di lontana tempesta, il mare si annunziava da un abisso incommensurabile al di là dell’ombra.
Passò un branco di giumente nitrendo. Innocenzo frenò un poco la corsa; aveva le mani al laccio e stava chino sogguardando. Vide un’ombra rizzarsi dietro un cespuglio; vide come un serpe lanciarsi sibilando e il suo cavallo stramazzò. Un colpo di fucile nello stesso tempo l’avvertì che li aveva di fronte.
Per la caduta non ebbe offesa, sicchè di scatto si rizzò e vide l’ombra muovergli contro. Mandò un grido di gioia, indietreggiò con repentino scatto e con lestezza la destra mano lanciò il laccio e lo riprese, sicchè per l’urto l’ombra con un grido roco si abbattè al suolo.