Ma ancora un altro colpo partì dal cespuglio e Innocenzo scorse un uomo riprender la mira.
Siccome per la formidabile stretta, Scure fu incapace a movimento, Innocenzo si lanciò col fucile.
Il ladro vinto già dal timore di fronte all’invincibile vecchio, prese la fuga.
Innocenzo ritornò.
Scure preso alla vita, con le braccia avvinte, faceva inauditi sforzi per disciogliersi.
— Statti quieto bestia!
E col piede lo percosse nel petto, l’altro mandò un grugnito, ma come la belva doma ubbidì.
Poi che fu in piedi, Innocenzo con altra corda più sicuramente lo avvinse e con un urto se lo mandò innanzi. E attraverso la pineta, lo spinse per la via più breve verso la sua casa.
Scure a capo chino andava, mordendosi il labbro; d’improvviso si volse, sicchè Innocenzo si arrestò, e contraendo il viso, ruggì:
— Ammazzami!