— Il pane?
Michele non fe’ atto d’intesa.
Rosa avanzò e richiese:
— Il pane?
E tentò di levare le assi che coprivano l’apertura del forno.
Michele alzò il capo.
— Andate, andate che ci penso io.
L’altra rise ancora senza guardarlo, poi gironzolò per l’aia raccattando qualche stecco che si pose in grembo.
Il suo scarno viso ossuto aveva l’eterna contrazione del riso, parea ch’ella si fosse inebetita in una gioia perenne, o ch’ella per non consumarsi in lagrime continue, si fosse data così al riso. L’ombra, gli alimenti, la vita, l’avevan condotta pian piano a quella incoscienza stanca d’intelletto esaurito nel dolore e nella ruina; la fatica e la miseria avevan lasciato l’orma loro, ell’era la creatura vinta interamente dalla fame, l’immagine e l’ultimo limite del dolore.
E rideva sempre, anche se esaurita dai digiuni, sentisse l’imperioso desiderio del pane; anche se i crampi le attanagliassero lo stomaco, o le tempia le battessero rapide per febbre.