Stavano a guardarla con un senso di dolce ammirazione, la creatura bella fatta di amore e di grazia. Ell’era un po’ gracile, ma viva di sentimento, come gigli, come palme chiare sull’alba. Due grand’occhi brillantini che parea cantassero in sè, per loro intima vita esuberante, compendiavano il sorriso di tutte le cose, la vita di tutte le vite; ell’era l’immagine chiara della virtù dell’amore. Figlia della selva, creatura di una forza serena; come una fonte fra alberi chini allo specchio dell’acque, l’anima sua rifletteva le forme e gli aspetti delle cose.
Un tralcio d’abelmosco fra i capelli, il fiore di cui i serpentelli odoravano e i ricci e le macchie aspre di pruni; un non so che di bestino che dava l’ebbrezza di un sottile licore e il ricordo della gaia vita in libertà e le malie strane della selva, come d’invisibili esseri allettanti fra qualche macchia per pungere nella seduzione di un riso. Ell’aveva i capelli quasi capreoli selvaggi intorno a tutto il capo, in rapide volute, non lunghi ma folti, come un cespo di capreoli; una corona a un viso perfetto. Era sua eleganza e bellezza quell’insieme d’incolto e di selvatico che la riaccostava alla semplice natura di cui era diretta figlia; senza artifizi, per la mancanza di ogni cura, era manifesto in lei il gran tesoro della semplicità che la faceva ricca di mille grazie.
Ell’era la prediletta, come fra i biodi si eleva una ninfea.
A lei toccava il miglior boccone; una povera mano ama spesso di coltivare un rosso geranio sulla finestra disadorna, Maria come l’umile pianticella, metteva un sorriso ove fosse, onde altri viveva della sua vita, altri di lei necessitava come d’aria, degli elementi sostanziali alla salute e alla virtù, altri trovava il suo Dio in lei.
Chi avrebbe avuto il turbine di una passione veemente, s’ella guardava con que’ suoi occhi esprimenti: — Io posso addormentarti nel riso — come mani scorrenti fra i capelli in carezza di pace. Vicino al mare, ne’ calmi mattini, l’anima si piega così alla volontà del gran sereno, e il fascino di una immensità può racchiudersi nel breve spazio di un viso per la calma immensità di uno spirito. Alcuno che tema la morte può chiamarla con desiderio; alcuno che maledica la vita può dire: — Benedetta sia dal primo dì della luce. — Natura si compiace di esaltare le sue maraviglie in aspetti molteplici; natura, dagli stessi spiriti, plasma differenti forme, e vi diffonde e vi aduna con prodigiosa potenza, da un esigua cosa ad una eternità di spazio, dando gli stessi principi di forza a due aspetti e racchiudendo in un seme le meraviglie di un mondo. L’amore nella sua virtuale espressione, è pur sempre il principio di tutte le attività umane ed universe.
Maria era un’umile creatura, il frutto del ramo più esiguo, che aveva meno copia di linfa per nutrirlo, ma che pur tuttavia, dava con amore tutto ciò con virtuosa abnegazione d’altri germi; così egli cresceva umile e piacente per benevolenza d’altrui.
Ora stava Maria aspettando; era sul suo viso un viola pallido diffuso, taceva sorridendo. Rosa la guardava come volesse adornarla di qualche ricchezza, pareva che la madre uscisse dal suo idiotismo per la figlia più esile e più bella. Ella forse nella sua fanciullesca semplicità, la pensava una nuova principessa di fiaba, sicchè le disse:
— Lo vuoi il nostro pane?
E Maria alzò gli occhi sereni:
— Ma sì, chè ho tanta fame.