senza piacere e senza pensamento. —
E però il suo volto stava fra un dubbio e un sorriso sogguardando dagli occhi larghi verso le cime.
Ben soleva nel meriggio udirsi una voce lontana forte e chiara nello strano canto a gorgheggi di gola aiutati con la mano appoggiata sulla laringe. Un canto ove la voce parea sdoppiarsi in gruppetti ed in appoggiature rapidissime, che davan la sensazione non già di una voce umana, ma del suono di qualche silvestre istrumento adoperato con grazia. Un modo di canto non udibile se non fra i monti. I pastorelli lo chiaman =lulù.=
Maria aspettava le prime note per riprendere nella rifiorita il motivo atto alla risposta sagace. Pertanto arrestò le pecore e si sedette a riposo all’ombra.
Pensò le dovizie dei mari; pensò le meraviglie di quel lontano incantesimo, giacchè dai monti eretti, non si scorgeva il mare se non come oro ed argento scintillanti, liquidi e vivi per potenza di sole. Vicino a lei riluceva una piccola gora, un laghetto in una radura, un occhio eternamente vigile e limpido ma pieno di stupore.
Ella vide le alborelle chinarsi con pieghevolezza, con amore verso qualche allettamento; tremavano que’ brevi fusti, snelli come dorsi di giovani giumente; qualcuna da un breve ramo troncato gemette goccia a goccia un liquido chiaro.
Maria appoggiò il capo al tronco della quercia, la sua gola rimase scoperta, vi passò il vento tepido come una carezza lasciva. Socchiuse gli occhi, tutto fu più chiaro e più limpido, come più lontano però: vide le particolarità più minute, la più piccola piega di un ramo; il celeste biancastro del cielo non era più così grave, le parve di essere entrata in una grotta e di provarne quasi la sensazione della frescura. Vide un inseguimento: due passeri cinguettarono rincorrendosi, si persero fra i rami, passò come un pispiglio di piacere. Sentiva la vita, la rapida e intensa vita delle ore calde e non ebbe altro desiderio se non quello di rimanere così in quella specie di gioia e non far atto che la destasse. Le bianche palpebre scesero a velare gli occhi, questi luccicarono, per piccolo spazio, nerissimi e lucidi in un’ombra viola del viso, ebbero essi stessi un’ombra viva e forte nel breve volto ovale ove non era una bogia.
«Vattene bella, vattene a dormire:
il letto ti sia fatto di vïole:
al capezzale ti possa venire