— Maria abbi cura di Rosa, non la lasciare mai, essa è come figlia tua, fai tu da madre. Stette un poco pensoso, poi più sommessamente riprese:
— Non accostare uomo e tieni all’onor tuo che è la sola dote che tu possa avere.
La ragazza aveva alzato il capo e lo guardava dai grand’occhi aperti, come sbalordita.
Egli fece un passo verso la porta poi si rivolse e con lentezza strascicò la parola d’augurio e di saluto.
— Addio.
Rosa scosse il capo ridendo.
— Addio addio addio... — agitava le mani scarne brancolanti per l’aria scompostamente.
I figli ripeterono la stessa eco, poi nascosero il volto nella mantella ed uscirono senza rivolgersi. La porta si rinchiuse, si udì qualche scalpiccio, ma non più ritmo di voci.
Rosa girò per la stanza, scosse le vesti, si passò le mani sui capelli e sulla bocca, girò il capo intorno lentamente come cercando un pensiero in uno scompigliato mare di tenebre, poi si accostò al focolare, ne smosse la cenere con le mani e su qualche tizzone che apparve soffiò gridando:
— La cena la cena la cena.