Rispose qualche eco, qualche lontananza ripercosse il suono, la fanciulla capi l’inutilità della chiamata, sicchè ritornò e con ispasimo incrociò la mani sulla fronte, le mani fra i capelli, si piegò quasi costretta da tormenti, il viso tutto si contrasse nell’imminenza di un attacco di pianto; salì un grido sordo, profondo, salì a piccoli scatti aumentando potenza, finchè nello schianto del completo singhiozzo irrompente si abbattè sulla tavola come folle, gridando per ogni voce rotta:

— Babbo babbo mio, babbo...

Rosa la guardava presso il focolare, con le mani pendule ai fianchi; senza tremiti. Ad un tratto come un automa le venne vicino, l’avvolse in un abbraccio e borbottò fra il riso e i singhiozzi, con accenti tragici:

Ninna, nanna,

la bambina è della mamma,

ninna nanna,

ninna nanna.

IV.

Le due donne sole si trovarono così nei silenzi d’interminate notti, senza veder viso umano se non a lunghi intervalli. Maddalena del Bosco, andò a volte, chè aveva la casa più prossima, ma invero non trovò allettamento di pettegolezzi e invano si sforzò di trascinare Maria a dir male di qualcuno, che la ragazza l’ascoltò appena e rispose a monosillabi e molte volte anche non seguì i ragionamenti suoi, sicchè non assentì alle sue conclusioni. Anzi Maddalena suppose che Maria avesse qualche male, chè la vide pallida ogni giorno più e trovò sotto ai suoi occhi, a volte, certi cerchi neri, come se si fosse consumata in pianto per notti e notti, senza tregua mai. Gliene fece parola una volta e Maria la guardò con interessamento di sorpresa:

— Davvero? Sto male?