Un cenno del capo le dette speranza, poi lo vide partire.

Sulla veste sua si era posata la neve e sui capelli che uscivan dalla pezzuola; ella diveniva bianca come la fredda sorella; così immobile sotto i grigi cieli, ebbe della figlia delle nubi la bianca apparenza e l’eterno stupore.

E l’aspettò. Eran passate notti in cui ogni palpito di vento le era parso lo stroppiccio di scarpe sulla neve, le mani avevan spezzato l’ago molto più sovente e la tela si era macchiata di sangue con maggior frequenza. A volte aveva tenerezze di pianto improvvise.

E Rosa la guardava per ore ed ore, seduta tra la cenere, con le mani fra i capelli, masticando e ridendo, come un’ombra, come una vecchia ombra del fuoco spento. Se le si accostava, le scompigliava il lavoro, così che Maria era costretta a sgridarla come una bambina e la vecchia tremando tutta si rincantucciava fra la cenere, nell’angolo oscuro del focolare, fra la cenere delle fiamme morte.

E Maria sentiva in sè, quella sua spensieratezza bella di un tempo, essersi cambiata in un gran bisogno di amare, in una necessità di dare la sua bontà, le sue cure, la sua vita a qualche essere che la proteggesse; ell’aveva anche l’alba di un altro amore ben delimitata nel pensiero e questo fioriva come un sacrificio.

Pertanto si affievolì, divenne debole e stanca, fece come la bianca neve. Un sentimento che non può aver vita, è come un male che rode. Ell’era l’essere debole che è nato con la sola bontà, l’essere incompleto per la vita e che la vita stessa condanna e distrugge.

E la bontà sua non potè vedere il male, nè biasimarlo. Non credette che Nando non sarebbe ritornato, e se pur qualche volta lo pensò, non trovò sulle sue labbra maledizione; ella soffrì come una martire, condannandosi a tutto il dolore del suo peccato.

E progrediva nella sua vita di silenzio, consumandosi fra le lacrime. La donna in lei non si manifestò altrimenti se non con una più secura coscienza della propria debolezza. E ciò fece sì che tutte le sue energie fossero date all’amore, che tutto l’essere suo si rifugiasse in questo sentimento con timore, con dolcezza e con frenesia quasi.

Null’altro per lei ebbe attrazioni simili; era come la terra per il seme, come l’aria per la vita.

Ella già vedeva il suo corpicciuolo sformarsi e ciò le dette sensazioni di gioia; la sua debolezza si manifestava così sotto una forma nuova. Vide fuggire dalle sue guancie il colore delle frutta mature e ne godette per suo intimo sentimento.