La sua anima, umile nel dolore, si fortificò nell’affetto materno, e tacque.
Poi, una sera, ella fu ridestata d’improvviso; passò una bimba che saliva al monte, si fermò nell’uscio e gridò:
— Maria, Maria, vengono; sono nella valle; se presti orecchio li sentirai cantare.
Ella ebbe un brivido di freddo e impallidì, la bimba scomparve dopo un breve saluto.
Maria si strinse al seno un piccolo scialle, s’incrociò così le mani al seno. Il bambino dormiva in una breve zana.
Ella si fece sulla porta. C’era ancora un po’ di sole, un sole quasi rosso, che sui cipressi pareva metallo incandescente, il cielo era tutto a scalelli, come se vi pascolassero mandre infinite, presso al monte, ove il sole moriva, una grande chioma d’alberi stava immobile e rigida.
Maria ascoltò e intese realmente il canto di coloro che riedevano. Un canto sereno e forte; giunse dalla profondità della valle, ella calcolò ancora la strada che avevano da percorrere; le ore, i minuti, in questi estremi, diventavano per l’anima in pena, attimi; tutto si affrettava al termine con vertiginosa rapidità; ella si vedeva ad un tratto giunta al limite e le parea di uscire da un sogno e di vivere ora solamente nella realtà di tutta la sua vita. Per una strana follia di percezione le idee le si scomponevano nel cervello perdendo la linea di continuità e di collegazione. Vedea il padre e i fratelli seduti ad aspettarla, poi ella tornava col bambino fra le braccia mandandosi innanzi le pecore, era una luce meridiana, il padre gridava alzando le braccia:
— Eccola, eccola! e prendeva il bambino accarezzandolo con amore e tutti i fratelli gli si affollavano intorno, con sorrisi, con parole buone, sicchè la piccola creatura agitava le manine con gioia aprendo la boccuccia dalle gengive rosee, l’umida boccuccia dei bimbi.
E ancora: Nando veniva con uno dei fratelli parlando di lei e le pareva di essere sposa e di dover partire dalla sua vecchia casa. Rosa gridava qualche parola incomprensibile, poi seguiva un silenzio sinistro nel quale si udivano solo i gemiti del suo bambino. E tutti se ne andavano ed ella rimaneva sola col piccino, nella notte; una tenebra intensa scendeva solcata da lampi, ella aveva i piedi scalzi e doveva camminare su siepi di marruche e le pareva che alcuno la rincorresse senza strepito, ma con insistenza ed era per raggiungerla, ella ne udiva il respiro prossimo, sentiva già il tocco della mano, si sentiva agguantare, stringere, finchè cadeva oppressa coprendo la sua creatura.
Per l’incubo la sua mente scossa ritornò alla verità dell’ora presente.