— E vedo, e vedo e non vedo chi voglio.
Vedo le foglie di lontan tremare... —
Una voce giovane più vicina cantò; era certo Alfonso, il minore fra i fratelli, quello che le voleva più bene. La voce saliva limpida come un mattino di primavera. Ella udiva:
— ... vedo le foglie di lontan tremare... —
L’ingenuo desiderio dell’affetto che si figurava l’attesa impaziente.
Altre volte ella avrebbe risposto correndo, ora doveva essere come la Maddalena Santa e farne il pianto.
Sempre più strinse lo scialle al seno, s’intirizziva come passasse sul suo corpo una veste di neve, era bianca assai e i denti le battevano insieme involontariamente per contrazioni spasmodiche. Si appoggiò allo stipite della porta, il sole non voleva morire, almeno l’ombra fosse discesa, l’ombra protettrice.
Persisteva una luce quasi affannosa che dava agli alberi un aspetto tragico e solenne.
Rosa veniva andava, dalla zana a Maria e toccava tutto con curiosità, una volta uscì sull’aia e udito il canto ritornò di corsa in casa e si chinò presso il bambino e lo cullò biascicando:
— Michele, Michelino, il bambino di Michele...