— Daniele? Daniele?

Alcune volte egli tese le braccia. Ebbe così in sè stesso una dimenticanza completa; gli parve di non avere vissuto o di essere stato sempre nella vita. Ora faceva il suo primo sogno: una luce; e doveva seguirla.

Errò tre giorni come un estatico senza prender cibo; nella notte del secondo si assise e la mattina penò a rialzarsi, non aveva dormito; sulla fine del terzo incespicò e cadde.

Quando tentò rialzarsi puntando una mano, una spina gli penetrò nelle carni. Vide il sangue e una specie di ubbriachezza lo avvolse.

Il sangue velò il sogno. Il suo viso si contrasse in una espressione di dolore, gli occhi si fissarono su di un cespuglio, larghi orribilmente, vi passò tutta la tenebra dello spazio, e vide ancora un corvo precipitarsi su di un serpentello e rapirlo a volo nell’aria.

In una convulsione repentina dello spirito, egli vide sangue fluire, udì campane ondare a stormo, ebbe la realità perfetta della vita.

La voce che gli narrava il delitto, disse:

— Io vidi il sangue lanciarsi dalle ferite a fontana. Nel singhiozzo che irruppe in un grido, si formulò il pensiero della vendetta. E tentò rialzarsi, ma le forze ormai stremate non glielo permisero: allora carponi seguì la via del ritorno, lentamente.

Così l’uomo tornò piangendo dal sogno alla vita, per una goccia di sangue.

***