Io vidi chiudersi gli occhi suoi come quelli di un santo, con serenità. Egli aveva saputo tante sorgenti di bene e tanto ne aveva sparso nella vita che moriva come un sole d’autunno placidamente, nel cielo che per lui si animava.

Lo amai senza timore per la sua sapienza, bensì con venerazione per la sua bontà. Era un gran vecchio mite e venerando, una figura biblica. Amava con la semplicità del fanciullo, con la fermezza della vecchiaia. Non erano in lui turbamenti improvvisi o dubbi, conosceva l’uomo per lunga osservazione, aveva visto tutto il male e non si era disilluso, anzi nella sua mente le sue dottrine si erano riassodate perchè sentiva l’assoluta necessità di un indirizzo al bene.

Non temette se non sulla fine. Soleva dire:

— Solo con la ferma fede, con l’entusiasmo della fede si prepara la via.

E meditò nel suo silenzio ed amò tutti con pari bontà, anche chi contraccambiò il suo amore con asprezza d’odio.

— Nulla si cambia se per la propria idea non si soffre. L’uomo ammirando il tuo sacrificio, trova nel tuo entusiasmo la bontà dell’idea.

Morì con la certezza di aver portato la sua pietruzza alla formazione di una coscienza ed alla perfezione della virtù nel senso di una sua relazione naturale.

Sostenne con fermezza, ed egli conobbe da vicino il popolo, essere nel mondo una maggioranza di buoni, una maggioranza assoluta e completa; ma vide che più valevan le arti dei malvagi e che questi con loro mezzi architettati ad arte, nocevano di continuo, in tutti i campi, moralmente e materialmente, agli altri; eran come i parassiti di tutte le sacre sostanze de’ primi; gli iniettatori di veleni, i propagandisti più accaniti per le loro male arti, che, sotto larvate apparenze, facevano trionfare.

Una esigua minoranza in confronto alla gran massa, diceva, ma una minoranza astuta, attiva, ingegnosa, che non ha tregua mai nel pensiero del male, che s’impone continuamente con l’arroganza, facendo trionfare apparenti diritti, falsificando, estorcendo. Ora viva nei trivi e nelle subburre, ora possente ne’ più alti gradi della vita. Una tabe che mina l’organamento sociale, che perpetua la miseria anche predicandone l’ingiustizia.

Ora la maggioranza era sotto l’impero dei pochi, di questi pochi astuti sparsi in tutte le classi sociali. Egli sosteneva: