— Nessun cambiamento può essere realmente attivo e vitale se prima non si adatta il terreno a fecondarlo.
Si era posto il problema:
— È possibile la distruzione di questa minoranza? Non risorgerà essa? È frutto delle condizioni sociali o di natura? Modificato l’ambiente, sarà tolta la possibile formazione di questi individui? Come si potrà giungere a ciò?
Per rivoluzione no, perchè, di questa, essi individui ne approfitterebbero: per evoluzione adunque. In un dato periodo in cui, collegatasi la maggioranza, eserciterebbe un’azione energica ed anche violenta, continua e illuminata.
Nello stesso tempo, diceva, si formerebbe sempre più lo spirito delle masse, la loro educazione verrebbe compita e il loro senso morale ampliato. La società si torrebbe dal seno la zizzannia, preparandosi ad una costituzione salda d’amore reciproco, di reciproco aiuto, di universale fratellanza.
Egli così giungeva alle più belle conclusioni, nelle quali lo spirito suo, che già vedeva tutto l’organamento di una probabile formazione sociale, funzionare con chiarezza, si compiaceva di gioia.
S’era formato un piano, l’opera che gli aveva costato la maggior parte della vita.
— Se potessero i miei fratelli giungere a l’attuazione di questa idea che ho derivato da tante dottrine e da lunga osservazione, troverebbero il bene e, l’agatoarchia si stabilirebbe per spontanea conseguenza, dando i maggiori frutti all’umanità ricercante.
Egli d’altra parte aveva la gran semplicità d’un fanciullo e vedeva palesi e chiare, le conseguenze de’ suoi pensieri.
All’opera sua principale aveva speso la miglior parte di sè, eppure nel terribile momento di dubbio, prima di morire, la distrusse.