Ella era apparsa completamente e ora andava verso lui col capo chino. Un singhiozzo tenue le agitava il petto. Era più pallida dei gigli e i grand’occhi di smalto piangevano.
Bosso udì quel singhiozzo, gli parve che la terra tremasse; per un piccolo singhiozzo, tutta la terra.
Una voce benedì dallo spazio, una voce bianca di morto disse il perdono. Nella gola egli ebbe un impeto.
— Viola! Viola! Viola!
Gridò quel nome per benedire e una blandezza di sorriso scese all’anima fino ad esaurirla.
Curvandosi prese fra le braccia la bambina, la sollevò fino al suo volto; ella gli si avviticchiò al collo baciandolo.
Poi si rivolse, prese le guide de’ buoi e a passo lento si avviò, essi lo seguirono ruminando.
E come il cammino fu lungo assai, il capo della bambina si abbandonò sulla spalla larga di Bosso, in un sonno di pace.
Egli sorrise andando verso gli ultimi cieli, verso un paese di salvazione e parve quell’atto grande dell’anima rude, commovere natura.
Chi lo vide andare, fantasticò un Dio bianco e solenne da una luce improvvisa; poi che l’alba saliva nei cieli.