Disse la nonna:

— Presto, presto, entrate, che il freddo entra prima di voi.

I giovani entrarono con padronanza, quasi trionfatori, apersero le ampie mantelle, e le tolsero dalle spalle, ripiegandole sui gioghi in un angolo.

Mea aveva rialzato il capo e sogguardava senza sorridere: le disse Mirello degli Amadori passandole accanto:

— Questa sera vi debbo parlare.

Mea non rispose nè alterò la fisonomia che si mantenne nel suo stato d’indifferente stanchezza. Le fanciulle si alzarono dal mucchio di fieno, erano come coronate da molti steli fra i capelli, e sotto la lampada si disposero le sedie in semicerchio, un circolo di voci. Il capoccia sonnecchiò appoggiato ad una greppia.

Dissero, dissero, dissero, come fiumi, come torrentelli balzanti; chi più volle più trovò. Tutta la piccola corte si unì nel piacere della parola.

Giuseppe de’ Piani parlò con Mea, ella rise e lo guardò, si compiacque del suo parlare, rise come un tinnire di moneta su marmi.

Poi tre colpi si susseguirono sulla porta. Gridarono i giovani:

— Eccolo, eccolo... e una acclamazione accolse una lunga figura d’uomo, saldo nella virilità come acciaio della più forte tempra. Era questi colui che meglio conosceva le istorie e le sapeva narrare.