Per questa sua facile vena e per l’interesse che destava negli ascoltatori, o modificando il racconto o aggiungendovi del suo, lo dicevano: il narratore.
Si chiamava Giovanni dei Bissi.
In sua vita aveva letto due unici libri: — Il Guerrin Meschino — ed i — Reali di Francia — per quest’ultimo era la sua passione marcata.
Le avventure di Fiorello, di Fioravante, di Buovo d’Antona, avevan per la sua mente qualcosa di straordinario, di superiore, ed egli le narrava con religione, come traesse l’intimo senso da un mito.
E forse parte di quella sua strana serietà cavalleresca, l’aveva tratta dalla lettura continua delle avventure romantiche del ciclo di Carlomagno, giacchè egli aveva un carattere ferrigno ma dolce. Se diceva di madonna Drusiana era con un senso di reverenza e di grandiosità. Aveva spogliato la storia dalle avventure troppo prosaiche che avrebbero tolto fascino a’ suoi eroi, egli li transumanava nel suo intelletto, con semplicità ma con vigore, portando varie volte l’inverosimile all’esagerazione, ma anche, per un suo senso pratico acquistato dalla sua speciale vita, arricchendoli di sentimenti umani, vivaci e semplici nella loro effusione.
Nel contado lo ritenevano come un saggio, i giovani in ispecial modo. Per i fanciulli era un uomo che si guarda con reverenza e timore.
Egli entrò e si assise contraccambiando il saluto concorde. E poichè molte voci lo invitavano a dire (stavano i fanciulli presso alle sue ginocchia, accoccolati sulla terra aspettando quasi con istupore) egli si passò una mano sulla fronte come per ridestare vivo il suo eterno sogno di maraviglie e aggrottando le ciglia nel compiacimento della limpida visione che ancora una volta nella sua mente si apriva, accennò a cominciare.
Il pispiglio si tacque; intorno a lui la corona de’ giovani si tacque, prima vi fu qualche sussulto, alcune mani si sfiorarono ancora, poi le menti vergini d’artifizi narrativi si compiacquero nel silenzio dell’ascoltazione.
Un istante solo si udì il lento ruminare de’ buoi, il fruscio del fuso che addipanava per le scarne mani della nonna il lino ritorto, poi la voce di Giovanni si alzò chiara e sicura senza dubitanze. Disse egli dell’amore di Buovo per Drusiana, ma non narrò il vivo desiderio della vergine, nè le timide paure di Buovo. Quest’ultimo, come si era manifestato forte e gagliardo nell’aver domato Rondello, rimase egualmente nell’amore. Giovanni non si attardò in minuzie, in sottigliezze di particolari inutili; delineato il sentimento con poche frasi incisive, fattane manifesta la forza che avrebbe superato i culmini più arditi, passò alle circostanze, agli avvenimenti contrari i quali facevan risultare chiara una verità e cioè: che l’uomo quando ama, può ciò che vuole.
E la piccola corte d’amore stette ad ascoltare ad occhi aperti e fissi, immaginando più in là del narratore; forse in molti cuori di vergini palpitaron tremando gli stessi sentimenti di Drusiana.