E così rivivevano nell’umile luogo, che gli antichi reali avrebber sdegnato guardare dal pinnacolo di una torre, le gioie e i dolori della loro vita, intesi come forse non mai, compenetrati e vissuti con entusiasmo ed amore. Così nelle cose ritenute maggiormente vili si cela la gemma più rilucente.
Giovanni continuava la narrazione, ma il capoccia, che era giunto al termine del suo sonno, si levò dall’ombra, venne verso la compagnia e siccome era bonaccione e poco si curava di ciò ch’egli chiamava storiella, l’interruppe:
— Date retta Giovanni cosa raccontate?
— I Reali di Francia, state ad udire.
— Odo più volontieri muggire i miei manzi; cosa volete m’importi di Reali? Io son contadino e non ho corona, se non quella per dire il rosario, anzi non è neppur mia che l’ha la moglie appesa alla colonna del letto.
Dissero i giovani:
— State zitto, noi vogliamo udire.
— Eh! nemmeno fosse la sacra dottrina!
Poi il capoccia si rivolse a Mea:
— Guarda, che il bambino dorme, portalo a letto.